Messa dell’Arcivescovo a Cascia per la festa di Santa Teresa di Gesù

Messa dell’Arcivescovo a Cascia per la festa di Santa Teresa di Gesù

Messa dell’Arcivescovo a Cascia per la festa di Santa Teresa di Gesù La mattina di lunedì 15 ottobre 2018 l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, è salito a Cascia, nella chiesa di S. Agostino, per celebrare la Messa nella memoria liturgica di Santa Teresa di Gesù (Avila 1515, Alba de Tormes 1582), dottore della Chiesa e madre del Carmelo Riformato. Questo momento di preghiera è stato voluto e ben preparato dalle 17 monache carmelitane di Tolentino che, dal luglio 2017, vivono nella casa degli esercizi spirituali messa a disposizione dalle consorelle agostiniane di Cascia.

Il loro monastero nelle Marche, infatti, è gravemente lesionato a causa del terremoto del 2016 e, nell’attesa di abbatterlo e poi ricostruirlo, sono state amorevolmente e calorosamente accolte nella terra di Santa Rita. Con mons. Boccardo hanno concelebrato i padri agostiniani Francesco Calleya (priore della comunità) e Bernardino Pinciaroli (rettore della Basilica di Cascia) e don Canzio Scarabottini pro-rettore del Santuario di Roccaporena. Presenti una ventina di fedeli, tra cui il sindaco di Cascia Mario De Carolis. A far festa con le monache è giunto anche un signore da Tolentino.

Nell’omelia l’Arcivescovo ha ricordato come la vera devozione ai Santi è tentare di riprodurre quegli atteggiamenti che hanno reso bella e feconda la loro vita. «Santa Teresa di Gesù – ha detto il Presule – ha ricercato con attenzione il progetto di Dio nella sua vita e poi ha scelto di vivere il Vangelo senza commenti, dedicandosi senza riserve a Dio e alla missione della Chiesa». La Santa, insieme a S. Giovanni della Croce, ha fondato nuovi monasteri  e conventi nell’Ordine carmelitano, riportando in essi la purezza e le austerità delle origini. «Si è cioè resa docile all’azione dello Spirito Santo – ha sottolineato il Presule -, diventando madre di un nuovo modo di sequela del Signore, nella radicalità della vita carmelitana.

Teresa è stata una “fémina inquieta y andariega” (donna inquieta e vagabonda), desiderosa di diffondere la sete per il Signore. La sua memoria, allora, è un invito anche per noi ad essere inquieti, ad impegnarci affinché la nostra vita sia feconda e non sterile. Chiediamo a Santa Teresa – ha concluso mons. Boccardo – quella speranza necessaria, che viene da Dio, per interpretare la vita e per scegliere il bene ed evitare il male».

E anche le monache carmelitane di Tolentino stanno sperimentando l’inquietudine causata dalla mancanza del loro monastero. «Qui a Cascia – afferma la Priora suor Maria Chiara Tani, che tra l’altro è sorella dell’arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado mons. Giovanni Tani – siamo state accolte benissimo dalle agostiniane e da tutta la comunità, con la quale condividiamo la precarietà del post-terremoto.

Certo, la nostra speranza è tornare presto nelle Marche, ma il monastero è lesionato in 130 punti, va abbattuto e ricostruito. Ma non sappiamo i tempi. Noi vorremmo tornare prima possibile, la gente ci aspetta, Tolentino è una comunità profondamente “trasfigurata”, tanti negozi sono stati chiusi, molta gente se ne è andata. Il nostro ritorno sarebbe un segno di speranza importante, vorrebbe dire che è possibile riprendere una vita normale in una terra ferita dal sisma. Ci affidiamo alla volontà del Signore».

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