Ritardi nella ricostruzione e rinascita delle zone terremotate, a quattro anni dal sisma

 
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Ritardi nella ricostruzione e rinascita delle zone terremotate, a quattro anni dal sisma

Ritardi nella ricostruzione e rinascita delle zone terremotate, a quattro anni dal sisma

di Comitato Rinascita Norcia
Il nostro Comitato, a 4 anni dal drammatico sisma del 2016, è  estremamente  preoccupato  per  i  vistosi ritardi con cui procede l’opera di ricostruzione e rinascita di Norcia e del suo territorio. I recenti provvedimenti legislativi e le successive ordinanze del Commissario Straordinario alla ricostruzione hanno sicuramente dato  una diversa prospettiva all’azione di deburocratizzazione delle pratiche del terremoto, anche se  a  tutt’oggi non vediamo  ancora una velocizzazione della ricostruzione nel suo insieme.   I ritardi più evidenti sono quelli delle opere pubbliche, specialmente nelle zone dell’epicentro sismico. Nel nostro Comune, a fronte di più di 70 opere pubbliche, nessuna di  queste  è  stata  ricostruita.  Stiamo  parlando di strutture indispensabili per la nostra collettività come l’ospedale, le scuole o  la casa di riposo,    ma anche quelle che rappresentano la nostra identità culturale e storica come musei, biblioteche, archivi storici e tutte le numerose chiese e beni religiosi.

A nostro avviso manca un reale coordinamento e controllo unitario degli interventi da portate avanti. Il Commissario, per esempio, emana le ordinanze con cui vengono finanziate le opere pubbliche, poi la realizzazione viene demandata alle Regioni, agli enti locali e alle Diocesi. Di conseguenza il Commissario afferma che non può intervenire in caso di inadempienze o ritardi.

Siccome siamo ancora nella fase dell’emergenza, anche la Protezione Civile ha altre competenze non riconducibili alla figura del Commissario Straordinario. Si è creata così una situazione frammentata degli interventi, in cui è difficile poi trovare le responsabilità della mancata ricostruzione  delle  case,  delle  strutture e delle attività economiche e quindi si crea uno scaricabarile tra i vari livelli istituzionali, oppure si continua a ripetere che la colpa è della burocrazia e della complessità delle norme.

Per quanto riguarda la ricostruzione nel suo insieme, c’è poi il problema della inadeguatezza delle strutture operative preposte all’espletamento delle pratiche, sia a  livello  dell’Ufficio Speciale alla Ricostruzione, sia  del Comune, ma anche della Sovrintendenza.

Un fatto che riguarda non solo la concessione del contributo, ma anche tutta la parte urbanistica e del successivo rilascio dell’agibilità degli immobili, ritardo che determina tra l’altro un costo aggiuntivo, per  quanto riguarda il C.A.S.

Più volte abbiamo chiesto il potenziamento dell’USR di Norcia, per evitare il pendolarismo delle persone terremotate verso Foligno, sede di questo ufficio, invece assistiamo ad un continuo depotenziamento della sede di Norcia. Evidentemente per qualche funzionario è più facile far spostare centinaia di persone,  facendogli fare anche 200 km che gli impiegati ivi preposti.

Per dare più efficienza al sistema, oltre a potenziare in tempi rapidi gli  organici,  sarebbe  opportuno  vincolare la concessione degli straordinari e degli incentivi economici al personale, al numero delle pratiche effettivamente espletate e rilasciate.

Il problema riguarda anche la  liquidazione dei  compensi alle ditte e  ai  tecnici, se  non vogliamo che vadano in bancarotta visto che hanno accumulato crediti consistenti relativi ai lavori effettuati.

A proposito di tecnici dobbiamo constatare che il primo livello dei ritardi nell’espletamento delle pratiche sta proprio negli studi tecnici, a volte giustificati per la non chiara regolamentazione delle procedure, ma anche perché hanno acquisito un numero eccessivo di pratiche da portare avanti.

In tal senso sarebbe opportuno stabilire tempi più stringenti per la presentazione delle pratiche.

Altro elemento per la mancata presentazione delle pratiche è di carattere economico. Nei  nostri  centri montani terremotati la maggior parte dei fabbricati sono 2° case di oriundi che a  suo tempo sono emigrati    in altre zone d’Italia per necessità.

Spesso queste case terremotate vengono da loro ricostruite più per un fatto affettivo che per il valore economico che avranno una volta ristrutturate, che è di gran lunga inferiore alle somme investite. Spesso il contributo per la ricostruzione copre solo parzialmente le spese  necessarie  per  rendere  nuovamente abitabile la casa. E quindi molti preferiscono non procedere alla ristrutturazione della propria abitazione.

Per stimolare questi proprietari, spesso persone poco abbienti, sarebbe necessario stabilire chiaramente nella normativa la compatibilità tra il contributo alla ricostruzione e  il  Sismabonus ed Ecobonus  al 110% anche sulle 2° case terremotate. Sarebbe un fatto importante per evitare nei  nostri centri  abitati una ricostruzione a macchie di leopardo, che va a svantaggio di un vivere normale e sicuro delle popolazioni residenti. Ed una dimensione temporale che, per raggiungere meglio questo obiettivo, sarebbe opportuno varare un Superbonus al 110% per le case danneggiate dal sisma con un tetto di spesa  più alto che vada oltre il 2021 . Un Superbonus da utilizzare subito in attesa dell’assegnazione del contributo sisma.

Ma uno dei nodi da affrontare, se vogliamo ricostruire le zone degli epicentri sismici, è quello delle “precedenze”. Non è infatti ammissibile che i primi a vedere i propri fabbricati ristrutturati siano le zone  poste fuori dal cratere.

A differenza del Sisma del 1997 dell’Umbria e  le Marche, tutti i  comuni, anche quelli  fuori del cratere hanno la stessa priorità di quelli posti nella zona dell’epicentro sismico. Il risultato è che le prime case e le prime opere pubbliche ricostruite stanno in quei Comuni. Non ci dobbiamo stupire se le prime case ristrutturate in Umbria sono quelle di Narni o  di Marsciano, o  le prime scuole ricostruite sono quelle di Perugia o  Foligno o    le prime chiese ricostruite siano quelle a confine con la Toscana e il  Lazio  come  Citerna  o  Penna  in Teverina.

  • Scuole

Si è creato un sistema  iniquo, che è inversamente proporzionale al  danno sismico subito. Tra  l’altro l’U.S.R. in questi anni ha tardato a portare avanti le pratiche della nostra zona, non solo perché ha un organico non adeguato, ma anche perché impegnato ad evadere le pratiche poste fuori dal cratere,  ma  anche perché ancora impegnato a seguire le pratiche del Sisma del 1997.

Sta di fatto che mentre gli alunni di Perugia, Foligno, Giano dell’Umbria, per il 2° anno consecutivo  frequentano le nuove scuole antisismiche, i nostri studenti ancora non sanno se per  l’inizio  dell’anno scolastico avranno la loro scuola provvisoria o se siano costretti a tornare nei container collettivi dell’emergenza e comunque proseguire l’attività didattica, senza biblioteca, aule speciali, senza mense e palestre, una situazione che si protrae ormai da 5  anni scolastici. Senza avere neanche la speranza di avere  un progetto delle scuole definitive.

Come non sappiamo se quando verranno rimosse le  macerie dalle frazioni di  Norcia distrutte dal  sisma, come Campi, Ancarano, Castelluccio, Nottoria, S. Pellegrino. Realtà dove ancora debbono essere approvati i Piani Attuativi di Ricostruzione, comprensivi della progettazione esecutiva delle opere pubbliche, degli interventi di mitigazione delle zone R4 e della messa in sicurezza dei versanti a monte degli abitati (dove previsto), senza i quali non si può portare avanti la ricostruzione di questi martoriati paesi.

In questo contesto assistiamo sgomenti anche all’opera di sfaldamento dei beni storici e religiosi  dovuto alle intemperie e all’incuria.

  • Chiese e beni storici e culturali

Dopo quattro anni molte chiese non sono state messe ancora in sicurezza, anche se sono state omaggiate dalla visita di Presidenti del Consiglio e addirittura del Papa come nel caso di S. Pellegrino. La Parrocchiale dopo le prime attenzioni post sisma di agosto 2016, è stata abbandonata a se stessa  in  attesa  che  il prossimo terremoto la fa cadere del tutto a terra. Come sta avvenendo nella soprastante  chiesa  di  Montesanto o nella vicina frazione di Nottoria. O come dobbiamo constatare in altre chiese del  territorio. Come ad Ancarano, luogo dell’epicentro sismico del 30/10/2016 dove non sono state messe ancora  in sicurezza la parrocchiale di S. Benedetto, la chiesa di San Matteo e la chiesa  di  S.  Antonio  (ricca  di affreschi), come non è stato messo in sicurezza il soprastante Castelfranco e la sua torre rimasta ancora in piedi malgrado il sisma. A Campi il pregevole ciclo pittorico della Madonna di Piazza è stato lasciato alle intemperie in mezzo alle sue macerie che nessuno toglie, ne è stata messa in sicurezza la cinta muraria e la  sua torre. Problemi che riguardano anche le torri ed i castelli del territorio abbandonati al loro destino di scomparire dalla topografia della zona, oltre a Castelfranco, il castello di Colle Usigni, Belvedere, Argentigli,

  • Onde e le torri di Biselli, Cortigno, Agriano, Forsivo. Per non parlare poi dei ritardi nella ricostruzione della cinta muraria di Norcia.

Ritardi che riguardano anche chiese importanti come la Basilica di S. Benedetto e la Cattedrale di S. Maria Argentea, che solo di recente sono state liberate dalle macerie. La Basilica in questi 4 anni è stata lasciata scoperta alle intemperie e gli altari che si sono salvati dal crollo si stanno sbriciolando sotto le intemperie, la Sacra Cripta luogo natale dei nostri Patroni ogni volta che piove si riempie d’acqua. Stessa negligenza constatiamo nella Cattedrale dove  oltre agli altari l’azione delle intemperie sta logorando anche     il coro ligneo. Altro luogo simbolo della religiosità di Norcia che non è  stato messo in  sicurezza è  l’ex Oratorio del Sacramento già Sinagoga, bene che insiste sopra l’Antiquarium di Porta Ascolana, non danneggiato dal sisma, ma che ne impedisce di fatto la fruizione.

Sta di fatto che delle 81 chiese del Comune di  Norcia nessuna è  stata ancora ricostruita ed  aperta al culto. La recente Ordinanza del Commissario Straordinario prevede che per velocizzare la ricostruzione di questo patrimonio religioso le competenze vengano delegate alle diocesi. Una scelta che in  apparenza  può   sembrare positiva perché libera questa attività ricostruttiva da  alcune pastoie burocratiche, ma che  lascia   dei dubbi in noi cittadini, viste le esperienze passate che purtroppo hanno portato alla distruzione e all’inagibilità oggi di tutte le nostre chiese.

Si è constatato che  oltre al forte sisma, le cause dei danni vanno ricercate anche nei lavori di ristrutturazione non adeguati e a volte sbagliati. Con la nuova normativa viene meno tra l’altro la regola dell’evidenza pubblica che è alla base delle ricostruzioni fatte con fondi statali.

Vogliamo poi ricordare che una chiesa è un luogo pubblico e deve avere tutti gli accorgimenti di sicurezza previsti per gli spazi ad uso collettivo. Quindi  necessitano di controlli che non possono  essere solo quelli  della Soprintendenza, ma che sono necessari anche quelli relativi alla sicurezza e alla rendicontazione economica, visto che le Diocesi in maniera autonoma e senza gara possono scegliere i  progettisti, i  direttori dei lavori e le ditte che eseguiranno i lavori. L’altro rischio di questa scelta è quello già verificato nel  dopo sisma del 1979 e cioè le priorità nella ristrutturazione delle varie chiese, in quanto c’è il rischio che i fondi assegnati alle chiese dell’epicentro sismico vengano poi dirottati in  chiese poste fuori dal  cratere. Il caso della Madonna della Neve, della Madonna della Quercia e della chiesa del Crocifisso di Ancarano ne sono un brutto esempio, come lo sono altre chiese rimaste ruderi perché  i  fondi destinati alla  loro  ricostruzione furono dirottati per fare la manutenzione di chiese e cattedrali a Perugia e nel resto dell’Umbria.

Quando si parla di rinascita di una zona terremotata non si  può prescindere dal ridare alla gente la sua identità storico-culturale. In questo momento la nostra città e il nostro  territorio  sono  un  deserto culturale. Ciò che il terremoto non ha distrutto è stato portato via fuori zona. È ora che questo patrimonio venga riportato in zona perché deve essere il nostro supporto e la speranza di rinascere nuovamente come avvenuto nel passato. In proposito, non si comprende perché non viene ristrutturato il Museo della Castellina, l’Antiquarium di Porta Ascolana, la sede dell’Archivio storico e  della Biblioteca, visto che fortunatamente hanno riportato lievi danni, creando così le condizioni di riavere il nostro patrimonio culturale a disposizione della nostra gente e dei turisti. Lo stesso vale  per  la  riapertura  del  Teatro Civico, visto che siamo rimasti senza luoghi di aggregazione.

  • Attività economiche

I turisti, fortunatamente stanno tornando, malgrado il sisma, ma trovano ancora gli alberghi e i luoghi di accoglienza quasi tutti inagibili.

Questi ritardi ingiustificati rischiano di far perdere a Norcia tutta la rete di relazioni turistiche che negli anni aveva costruito. Lo sviluppo economico è l’altro aspetto che dovremmo affrontare se  non vogliamo che  le  case vengano ricostruite per gente che poi è costretta ad emigrare. Dopo 4 anni ci saremmo aspettati che fosse stato predisposto un Piano di Sviluppo a supporto delle nostre aziende, che preveda incentivi e che ne eviti la chiusura. A partire dall’inserimento nel cratere sismico dei benefici previsti per le Zone Economiche Speciali (ZES).

  • Ospedale e Servizi Socio-Sanitari

A distanza di quattro anni non abbiamo ancora neanche il progetto di  ristrutturazione del nostro Ospedale,  uno stabile che non ha grandi danni perché reso antisismico dopo il terremoto del 1979.

La ristrutturazione di questo importante servizio, in una zona isolata come la nostra, doveva essere un intervento prioritario per dare risposte sanitarie in loco ad una popolazione martoriata da centomila  scosse  di  terremoto, e fargli evitare l’attuale calvario di recarsi fuori zona per ogni semplice necessità sanitaria e ospedaliera. Siamo stati presi in giro con le chiacchiere e le false promesse.  Malgrado  lo  stato  abbia stanziato i fondi per la ristrutturazione fin dall’inizio del 2017, la Regione Umbria ha nominato il R.U.P. che doveva seguire l’iter della ricostruzione soltanto a settembre del 2018 dopo una manifestazione popolare.

Durante questi due anni è stato perso del  tempo prezioso anche per  colpa del Comune, nell’ozioso dilemma  se ristrutturare o fare un nosocomio completamente nuovo, quest’ultima soluzione che vedeva il

finanziamento della Principessa del Kuwait e che comunque avrebbe fatto risparmiare allo Stato diversi  milioni. Inspiegabilmente questa ipotesi è svanita insieme ai milioni messi da lei a disposizione. Tra l’altro nell’emergenza si è rinunciato all’Ospedale da campo, e a soluzioni di delocalizzazione del nosocomio. E pensare che nell’emergenza Covid-19 sono stati realizzati ospedali in 10 giorni

Con la nomina del R.U.P. si è scelta l’ipotesi della ristrutturazione della sede storica dell’ospedale l’ex  Convento del 500, ricco di affreschi, che in questo lungo tempo di abbandono si stanno anche deteriorando. Soltanto che in due anni il R.U.P. non ha prodotto neanche il progetto e non è stata neanche realizzata la promessa Pista per l’Elisoccorso, un’ insipienza che ci chiediamo se sia stata anche retribuita.

Con la nuova Giunta Regionale abbiamo avuta la sensazione che c’era la volontà di  ristrutturare in fretta il  nostro Ospedale. A gennaio 2020 la Presidente della Regione, Donatella Tesei e il Sindaco Alemanno hanno annunciato sui giornali che a luglio sarebbero iniziati i lavori di ristrutturazione del vecchio Ospedale e la costruzione di un’ala nuova adiacente allo stesso per le degenze. Un’ipotesi che il Comitato per la Difesa dell’Ospedale, nostro associato, aveva sollecitato fin dal 2017 inascoltato, siamo però  giunti alla  fine  di agosto ma dell’inizio dei lavori non si vede traccia. Lavori, per loro fortuna che sono invece iniziati nell’ospedale di Amatrice (Lazio) e di Amandola (Marche). Non vorremmo che dietro questi ritardi ci sia la volontà della Regione Umbria a prescindere dal colore politico che l’amministra, di  approfittare del dramma  del terremoto per chiudere definitivamente il nostro Ospedale. Tra l’altro ci è giunta notizia che l’ala nuova dovrebbe essere costruita demolendo parte più recente dell’ attuale dell’ospedale, che ha resistito bene al sisma e che attualmente ospita alcuni Servizi Sanitari importanti, come il Primo Soccorso.

Noi ci aspettiamo una ricostruzione rapida,  e  non vogliamo invece di  trovarci di  fronte ad  una demolizione di ciò che il terremoto ha  risparmiato. Ci  domandiamo che bisogno  c’è di demolire quest’ala,  eliminando  così i pochi servizi sanitari che sono rimasti in zona, quando a valle dell’ospedale c’è  un’ampia  zona edificabile, tra l’altro in antico già costruita.

Il Distretto Sanitario ed il Dipartimento di Prevenzione dopo quattro anni sono ancora ospitati in strutture provvisorie e addirittura nei container dell’emergenza. Una situazione che crea enormi problemi all’utenza ma anche agli operatori sanitari. Soprattutto in questo periodo di emergenza Covid dove gli utenti dei servizi sono costretti a fare la fila sotto il sole e sotto la pioggia. Da diversi mesi è stato promesso di trasferire questi servizi in edifici antisismici in muratura ma a tutt’oggi sono rimaste solo chiacchiere inconcludenti.

Il dramma del terremoto è stata anche l’occasione per togliere a Norcia alcuni servizi ed ambulatori. Tra  l’altro gli operatori sanitari che sono andati in pensione non sono stati sostituiti, determinando così un impoverimento della zona non solo sotto l’aspetto sanitario ma anche sociale.

  • Casa di Riposo

APSP Fusconi-Lombrici-Renzi dopo quattro anni i  nostri anziani sono ancora ospitati temporaneamente in   una struttura di Foligno, con i problemi che ne derivano per i  familiari e  gli operatori che sono  costretti a  fare 130 km ogni volta che si recano nella nuova sede.

Della ricostruzione della sede  storica, neanche se  ne parla più. Il R.U.P. nominato dopo due anni dal  sisma,  è stato sostituito ed impiegato nella ricostruzione della scuola di Perugia,  già  ultimata, il  sostituto neanche ha avviato la fase progettuale.

Ci domandiamo se questi pseudo professionisti nel frattempo sono stati anche pagati.

L’anno scorso la Protezione Civile ha deciso quindi  di  realizzare una struttura prefabbricata a  fianco della sede storica, ma solo per 18 posti contro i 31 autorizzati. Il Lions Internazional ha deciso di finanziare la costruzione di una struttura prefabbricata per ospitare altri dodici posti, ma  una  serie  di  problemi  burocratici e non, sta ritardando questa realizzazione e non è dato conoscere quando  i  nostri  anziani potranno ritornare a Norcia.

  • Viabilità

La recente inaugurazione del nuovo ponte di Genova ci fa sentire ancora una volta cittadini di serie B, pensando a come si sta invece intervenendo sulle nostre strade terremotate.

La SS 685 delle Tre Valli, che attraversa orizzontalmente tutto il  cratere  sismico, malgrado sia stata  chiusa nel dopo sisma per 2 anni, per riparare la Galleria San Benedetto, presenta ancora oggi sensi unici alternati e semafori, per  tardivi lavori di riparazione sulla parte restante della strada, con chiusure totali anche temporanee. Il Decreto Semplificazione ha  inserito nel  programma di interventi la  modernizzazione della SS 4 Salaria, ma non la SS: 685, una decisione che andrebbe rivista prima della conversione in legge, in quanto trattasi di una transappenninica che collega la Salaria alla  E  45,  che andrebbe modernizzata, per evitare i punti stretti e pericolosi e quelli soggetti al rischio frane sismiche.

Le Strade Provinciali sono state riparate soltanto nei tratti più danneggiati dal terremoto, ma necessitano anche del rifacimento dell’intero manto stradale in quanto tutto ammalorato dal sisma.

Le Strade Comunali che collegano le frazioni sono ancora tutte da ristrutturare dopo il sisma, un fatto che acuisce ancor di più lo stato di abbandono di questi centri terremotati che nel post-sisma si stanno sempre più spopolando

  • Altre Opere Pubbliche Caserme

Ad oggi non ci è dato conoscere i progetti di ricostruzione di diverse opere strategiche per  un  territorio isolato come il nostro

La ristrutturazione della caserma che ospita la Compagnia dei Carabinieri di  Norcia  e  cioè dell’unico centro operativo del comprensorio è ancora in alto mare e questa istituzione è ancora ospitata in strutture prefabbricate provvisorie, sicuramente poco adeguate ad un servizio così importante.

La nuova Caserma dei VV.FF. è ancora nella fase di individuazione del sito di costruzione della sede.

Nel frattempo, il Distaccamento dei VV.FF di Norcia è stato ospitato nella struttura prefabbricata costruita dopo il sisma. Il Comandante Regionale dei VV.FF. non avendo a disposizione la nuova sede, ritenendo la struttura prefabbricata non adeguata al servizio ha di fatto sciolto il distaccamento di Norcia e il personale assegnato è stato costretto a prestare servizio nelle altre sedi Umbre, ma anche nelle Regioni limitrofe, compresi i VV.FF residenti nel territorio di Norcia. Questa decisione  ci  sembra  assurda  ed  avventata, perché priva una zona disagiata ed isolata come la nostra, con ricorrenti eventi sismici, di un servizio di emergenza essenziale per la sicurezza di noi terremotati. Le prime  ripercussioni  negative  a  questa decisione le abbiamo subite nei mesi scorsi in occasione di 2  incidenti  mortali  verificatisi  nel  nostro Comune che purtroppo non hanno visto come soccorritori i nostri VV.FF. in quanto trasferiti altrove, come pure il grosso incendio verificatosi a Serravalle di Norcia, Sabato scorso.

Tutto ciò ci sembra un atteggiamento irresponsabile e poco rispettoso di una disposizione ministeriale. Ci domandiamo infatti come faccia un Comandante Regionale dei VV.FF. a sopprimere  un  distaccamento istituito con un Decreto Ministeriale, come ci domandiamo perché una struttura prefabbricata costata centinaia di migliaia di Euro venga improvvisamente giudicata non idonea da un comandante quando negli anni passati è invece stata regolarmente utilizzata dai VV.FF.. Se comunque la sede non fosse adeguata, come viene detto, evidentemente qualche soggetto pubblico ha sperperato denaro pubblico per fare una struttura “non idonea”. Su tutti questi interrogativi chiediamo fermamente un intervento del Ministro dell’Interno, al quale chiediamo il ripristino immediato a Norcia del Distaccamento dei VV.FF.

Come si può parlare di rinascita di un territorio se poi  viene privato di  un  servizio essenziale e  di  30 posti  di lavoro.

  • Comune

Tutte le sedi che ospitano gli uffici del Comune, anche se presentano danni non rilevanti, sono ancora inagibili. Una condizione che costringe una delle istituzioni chiave per il conseguimento di una rapida ed efficiente ricostruzione ad operare nei moduli prefabbricati dell’emergenza, poco idonei a facilitare un efficace lavoro operativo e di coordinamento. Una situazione che sta  inducendo il  Comune  ad  affittare nuovi spazi in fabbricati in muratura, con gli oneri che ne derivano per le finanze pubbliche.

  • Cimiteri

A distanza di 4 anni dal sisma, molti cimiteri sono ancora in uno stato vergognoso di abbandono, ci sono ancora “zone rosse” e addirittura chiusure totali, come a San Pellegrino, situazione  che  impedisce  ai cittadini di seppellire i propri morti e di ristrutturare le tombe danneggiate dal sisma.

  • Altri Servizi

Il dramma del sisma è  stata l’occasione per  privare la  nostra città anche di altri servizi; non  essendovi  stata costruita una sede provvisoria, Norcia non ha più l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, il  GAL, il Magazzino dei Monopoli di Stato. Privazioni queste che costringono la popolazione a recarsi  fuori  zona  anche per queste necessità.

  • Case Popolari

Nessuno dei 20 stabili che ospitano alloggi di tipo popolare è stato ricostruito. Un ritardo che costringe molti cittadini a restare per lungo tempo in alloggi di emergenza.

Il nostro Comitato, vista la vicinanza dimostrata in più occasioni dal Presidente del Consiglio  Giuseppe  Conte, manifestatisi poi con provvedimenti concreti nei confronti di noi terremotati, sollecitiamo una maggiore capacità di intervento delle istituzioni per risolvere rapidamente i problemi delle popolazioni terremotate degli epicentri sismici, zone montane e marginali,  che  rischiano  progressivamente l’abbandono da parte della popolazione soprattutto più giovane. Bisogna dire basta alla burocrazia.

e ai ritardi sin qui maturati e alle forme di sciacallaggio portate avanti da aree più fortunate, non colpite violentemente dal sisma, che vogliono approfittare di questo dramma per risolvere problemi  non legati all’evento sismico, a svantaggio delle zone più colpite, o quella di alcune istituzioni che hanno approfittato dal nostro dramma per sottrarci servizi e figure professionali qualificate. Il tempo purtroppo  gioca a nostro svantaggio, i danni del sisma per un territorio sono come un  infarto per l’uomo, se non si interviene con rapidità il paziente muore.

Il Comitato, con questo accorato appello, auspica una maggiore attenzione delle Istituzioni verso il nostro territorio, soprattutto, dopo 4 anni, la nostra gente non vuole più sentirsi dire che i ritardi sono colpa della burocrazia o delle leggi poco chiare o ancor peggio che sia sempre colpa di qualcun altro.

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