Produzione eroica e sfide al clima per rilanciare Norcia ora
NORCIA, 3-03-2026 – Le alte vette della Valnerina tornano a profumare di mosto e tradizione. La Viticoltura d’alta quota segna un punto di svolta storico con la ripresa ufficiale della produzione di “Pecorino”, un vitigno a bacca bianca che per secoli ha rappresentato l’identità rurale del Centro Italia prima di scivolare nell’oblio. Il miracolo del recupero è avvenuto grazie alla sinergia tra il programma ministeriale Vi.Va., focalizzato sulla sostenibilità ambientale, e il coraggio di alcuni imprenditori locali che hanno deciso di scommettere sulle cosiddette “vigne eroiche”. I primi risultati, presentati durante il convegno “Viticoltura eroica in Valnerina: sfide climatiche e nuove opportunità per il territorio”, parlano chiaro: la quantità è ancora contenuta, ma la qualità del prodotto finale ha già convinto gli esperti, aprendo scenari economici inediti per l’intero comparto agricolo umbro.
Il recupero di questo vitigno non è soltanto un’operazione nostalgica, ma una risposta strategica alle attuali mutazioni meteorologiche, come riporta il comunicato di AviNews. Documenti storici risalenti addirittura agli statuti del 1500 del Comune di Norcia confermano la presenza del “Pecurino” in queste valli. Oggi, quelle stesse varietà antiche, recuperate da “viti maritate” sopravvissute tra i boschi e i vecchi poderi, dimostrano una resilienza straordinaria alle temperature instabili. Il percorso, avviato dal Gal Valle Umbra e Sibillini, punta a mettere a sistema questa produzione all’interno di un paniere di eccellenze già ricchissimo, dove il tartufo e i legumi troveranno finalmente un compagno di viaggio ideale nel bicchiere. Il presidente del Gal, Pietro Bellini, ha sottolineato come la capacità di unire più elementi identitari sia l’unica via per nutrire un turismo “lento”, capace di apprezzare la fatica che si nasconde dietro un calice di vino di montagna.
Il convegno svoltosi durante la 62esima edizione di Nero Norcia ha segnato il debutto del piano di comunicazione “Fare Rete per generare valore”. Si tratta di un cammino corale che vede protagoniste le amministrazioni comunali, il mondo accademico con l’Università di Perugia e le braccia degli agricoltori.
Il direttore del Gal, David Fongoli, ha descritto l’iniziativa come un segnale vitale per territori che troppo spesso subiscono le limitazioni ambientali come un peso, mentre oggi scelgono di trasformarle in un volano di crescita. L’obiettivo dichiarato è stimolare gli investimenti privati affinché il progetto pilota si trasformi in una realtà agricola strutturata, capace di generare occupazione e di contrastare l’abbandono delle terre alte attraverso l’innovazione e la riscoperta varietale.
Il futuro di queste coltivazioni estreme dipende però anche dalla capacità della politica di intercettare i giusti finanziamenti. L’europarlamentare Camilla Laureti, intervenuta nel dibattito, ha tracciato una rotta precisa: i fondi comunitari non devono più premiare esclusivamente la dimensione dei latifondi, ma devono essere indirizzati con precisione chirurgica verso le aree interne e svantaggiate. La Commissione agricoltura di Bruxelles sta lavorando per incentivare il ricambio generazionale, privilegiando le aziende guidate da donne e giovani under 40. Solo garantendo un supporto economico ad hoc a chi pratica misure agroecologiche in contesti difficili, la viticoltura di montagna potrà ambire a raggiungere quelle dimensioni critiche – si ipotizzano circa 20-30 ettari complessivi – necessarie per classificare ufficialmente la Valnerina come un distretto enologico di pregio.
Il contributo scientifico è stato fondamentale per mappare il potenziale del territorio. Esperti come l’agronomo Andrea Sisti e il professor Alberto Palliotti hanno spiegato come il lavoro sia partito da una ricerca capillare sulle piante sopravvissute al tempo. Vinificare queste uve ha permesso di capire che la qualità non era solo una suggestione, ma un dato chimico e sensoriale oggettivo. L’antropologo Luciano Giacchè e i referenti del Cervim hanno confermato che la viticoltura di montagna richiede uno sforzo “eroico” che merita una tutela speciale. In un mercato globale sempre più standardizzato, la Valnerina può offrire un’unicità assoluta, fatta di pendenze proibitive e di una freschezza aromatica che solo le escursioni termiche dei Sibillini sanno regalare.

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