La morte di Emanuele non è stata un gioco, così la famiglia

La morte di Emanuele non è stata un gioco, così la famiglia

La morte di Emanuele non è stata un gioco, così la famiglia I legali di Cristian Salvatori, il giovane accusato per aver dato un pugno a Emanuele Tiberi, causandone la morte, hanno depositato ieri mattina due nuovi documenti per chiedere ai giudici la revoca della misura cautelare o, in subordine gli arresti domiciliari presso una struttura di riabilitazione. E’ quanto riporta oggi la Nazione Umbria. Il ragazzo – infatti – può essere rieducato in un centro specializzato, una Casa-Famiglia fuori regione, già individuata dagli avvocati. La richiesta arriva ai giudici del Riesame di Perugia davanti a cui sbarca il caso del gioco mortale di Norcia, il 29 luglio scorso, all’esterno della ‘Vineria’.

Solo sei mesi dopo – scrive il quotidiano -, viene alla luce il maledetto ‘gioco’ che uccise il giovane tecnico del suono. Dai telefoni degli ‘spettatori’ sono emersi frammenti di video e foto nei quali si vede un capannello di gente attorno ai contendenti e si udisce il grido di incitamento ‘daje’ mentre Cristian Salvatori sferra il colpo che si rivelerà letale. Su whatsapp la ricostruzione dell’accaduto tra Cristian, detto Picchio e Emanuele, ‘Fanalino’.

Intanto la famiglia di Emanuele frena sull’ipotesi del gioco. «Non è stato un gioco in alcun modo», fanno sapere attraverso l’avvocato Andrea Andreini. «Vittima e aggressore non sono assolutamente sullo stesso piano e non vorremmo che passasse questo messaggio. La morte di Emanuele – ribadiscono – non è stata un gioco».

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