Castelluccio ancora tra le Macerie, Liberati M5s i castellucciani presi in giro

Se la Regione intende presentare un progetto per Castelluccio, deve ripartire dal paese e dall'ascolto di attori qualificati

La ricostruzione a Castelluccio, dopo tre anni, è un miraggio
Foto di Augusto Coccia

Castelluccio ancora tra le Macerie, Liberati M5s i castellucciani presi in giro

da Andrea Liberati -M5S Regione Umbria
CASTELLUCCIO DI NORCIA – I castellucciani vengono presi in giro, ma sono ancora in pochi a rendersene conto: dopo quasi un anno dal primo sisma, le macerie sono tutte lì, nemmeno una casetta è stata posizionata; i soldi pubblici – autentica miseria promessa a chi non lavora più- non sono mai arrivati. E intanto i giorni della Bella Stagione volano via.
 
Cosa fa la Regione, dopo il nulla burocratico sin qui registrato? 
Guadagna ancor più tempo, così come fatto sinora dai governi nazionali che si sono succeduti. 
La Giunta Marini, anziché procedere a studi di microzonazione avanzata e utilizzare celermente aree già edificate, dando loro nuova vitalità, insiste con un discutibile progetto che allontanerà per sempre dal paese antico i visitatori, urbanizzando zone su zone, con impattanti terrazzamenti e altro ancora.
 
Manca un minimo coordinamento tra possibili progetti sul costruito pesantemente danneggiato – e sul quale non sembrano profilarsi idee – e quanto si vorrebbe invece realizzare col villaggio-deltaplano. E’ altresì evidente che si spezzerà definitivamente il connubio, l’equilibrio, finora coesistiti tra residenziale e commerciale, rafforzando il senso di artificialità contro quella di autenticità, con ricadute intuibili per tutti.
 
Se la Regione intende presentare un progetto per Castelluccio, deve ripartire dal paese e dall’ascolto di attori qualificati, dai residenti ai commercianti, dagli urbanisti agli ambientalisti, chiarendo cosa intenda fare delle strutture storiche.
 
Andare avanti gettando fumo negli occhi, facendo promesse bislacche, non corroborate da studi qualificati, significa collocare la possibile rinascita di Castelluccio in un tempo indefinito, trattando il Pian Grande non quale inalienabile patrimonio del Paese, ma con lo stesso provincialismo che ha orientato la realizzazione delle nostre più sciatte periferie.

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