Istat economia: Valnerina tra aree più a rischio in Italia serve piano rilancio

 
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Istat economia: Valnerina tra aree più a rischio in Italia serve piano rilancio

Istat economia: Valnerina tra aree più a rischio in Italia serve piano rilancio

Istat economia: Valnerina tra le aree più a rischio in Italia, serve un piano straordinario per rilancio e contrasto allo spopolamento” – Bianconi (misto) e De luca (m5s): “Tesei ci ascolti”

Perugia, “Basta slogan e dichiarazioni di principio, è il tempo di agire per contrastare l’abbandono e fermare la lenta morte della Valnerina”. Lo chiedono i consiglieri regionali Vincenzo Bianconi (gruppo misto) e Thomas De Luca (M5S) in una nota congiunta dove denunciano “la mancanza un vero confronto strutturato tra le parti sociali e nella politica. Manca anche una visione strategica di prospettiva chiara”.

“I numeri contenuti nell’ultimo Rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2021 pubblicato da ISTAT – affermano Bianconi e De Luca – relegano l’Umbria tra le sei regioni in Italia ad ‘alto rischio operativo combinato’, l’unica del Centro-Nord. Il rischio più elevato in Umbria si registra in Valnerina, in special modo a Norcia e Cascia che oltre alla crisi legata alla pandemia scontano una fragilità ormai cronica dovuta alle conseguenze economico e sociali post terremoto. L’Umbria scivola verso il sud del Paese, con una diffusa e cronica riduzione dell’occupazione, crollo delle attività produttive, guadagno di produttività minimo, calo delle ore lavorative, pesantissima contrazione nel terziario, lentissimo recupero dei precedenti livelli e blocco totale delle attività turistiche”.

Basta con i finanziamenti a pioggia – dicono Bianconi e De Luca-. Occorrono regimi di aiuti differenziati per aree, politiche economiche di sostegno strutturate e spalmate nel tempo, adeguate, mirate e in armonia con le peculiarità e potenzialità dei luoghi e delle comunità che li abitano o li potrebbero abitare. Servono misure per evitare lo spopolamento, pensiamo alla sanità e al primo soccorso. Bisogna puntare alla tutela degli agricoltori locali, contrastando le pratiche speculative che alcune leggi consentono.

Dobbiamo investire nell’agricoltura di qualità e una chiusura del ciclo produttivo, dobbiamo costruire insieme alle imprese dei prodotti turistici multisensoriali, emozionanti, memorabili e identitari, capaci di far competere veramente sul mercato le nostre eccellenze artistiche, naturalistiche, enogastronomiche e culturali.

Avremo nei prossimi anni – concludono – l’occasione di far rialzare l’Umbria e cambiare la qualità della vita di tutti i nostri corregionali, senza umbri di serie A e umbri di serie Z. Serve un immediato cambio di passo sulla programmazione delle risorse superando il campanilismo, altrimenti saremo spazzati via”

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