Cerimonia a Preci segna nuova tappa della rinascita

Cerimonia a Preci segna nuova tappa della rinascita

Rosone di Sant’Eutizio torna a splendere sulla facciata

Il rosone della chiesa abbaziale di Sant’Eutizio a Preci, simbolo della Valle Castoriana e della sua storia millenaria, è tornato a illuminare la facciata dopo anni di attesa. Ricollocato il 12 dicembre 2025, a tre anni dall’avvio del cantiere di recupero, rappresenta una tappa decisiva nel percorso di ricostruzione avviato dopo il sisma del 2016. L’opera è stata restituita alla comunità grazie a un lavoro minuzioso di selezione delle macerie e di ricomposizione dei frammenti originali, un processo che ha richiesto pazienza, competenza e rispetto per l’autenticità del monumento.

La cerimonia, semplice ma intensa, ha visto l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, scoprire e benedire il rosone davanti a cittadini, tecnici e istituzioni. Tra gli applausi, il gesto ha assunto il valore di un segno di rinascita, non solo materiale ma anche spirituale. Presenti il parroco don Dieudonnè Mutombw Tshibang, l’emerito don Luciano Avenati, il responsabile dell’ufficio tecnico della Curia Simone Desantis, il consigliere comunale Nicolas Giordani in rappresentanza del sindaco Massimo Messi, impossibilitato a partecipare per motivi di salute, e la sovrintendente all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria Francesca Valentini, insieme ai progettisti e ai rappresentanti della popolazione.

Monsignor Boccardo ha sottolineato come “rivedere i pezzi dispersi del rosone e della facciata rimessi insieme in armonia ci fa dire che la ricostruzione è possibile. Accanto a quella delle strutture, procede anche la ricostruzione delle relazioni, che hanno bisogno di luoghi in cui manifestarsi e Sant’Eutizio è uno di questi”. L’arcivescovo ha ricordato che il complesso abbaziale, una volta completato, sarà un punto di riferimento per la comunità e un luogo capace di trasmettere sapienza e memoria, reinterpretando il passato in forme nuove.

Il sindaco Messi, pur assente, ha inviato un messaggio di gratitudine: “È un giorno importante per la nostra comunità di Preci. Ringrazio l’Archidiocesi e mons. Boccardo per la collaborazione instaurata, così come tutti gli altri rappresentanti delle istituzioni coinvolti, dal Commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli alla presidente della Regione Stefania Proietti, fino alla Sovrintendente Valentini”.

La stessa Valentini ha evidenziato il valore del risultato: “La restituzione del rosone come simbolo di rinascita della Abbazia di Sant’Eutizio rappresenta un importante traguardo della collaborazione fra Archidiocesi, Soprintendenza e ditte e professionisti del restauro, attuata attraverso l’attenta selezione delle macerie e la ricomposizione dei frammenti originali, nel rispetto della storia e della autenticità di uno dei capolavori dell’arte romanica umbra”.

Dal punto di vista tecnico, l’ingegnere Gianluca Fagotti dell’Ufficio Speciale Ricostruzione Umbria ha ricordato che l’intervento sull’intero complesso abbaziale – chiesa, monastero, campanile e rupe – ha richiesto uno stanziamento di 22,5 milioni di euro, con l’obiettivo di coniugare conservazione e sicurezza. “Qui abbiamo l’esempio di come la tutela possa sposarsi con la sicurezza, grazie a tecniche ingegneristiche all’avanguardia”, ha spiegato.

Il progettista ingegnere Capaldini ha definito la ricollocazione del rosone “il primo successo di una serie di sfide che ci siamo dati dal giorno dell’avvio del cantiere. Vedere qualcosa di tangibile rimesso su è molto importante anche per noi, che finora avevamo lavorato soprattutto su recupero e fondazioni senza risultati visibili”.

L’architetto Nicola Falcini, rappresentante delle ditte umbre coinvolte, ha espresso gratitudine a nome delle imprese: “Lavoriamo in armonia, con pochissimi subappalti. Le nostre maestranze stanno dando il massimo impegno e questo è motivo di orgoglio”.

Le operazioni sul rosone hanno seguito un percorso rigoroso: spolveratura e pulitura preliminari, documentazione fotografica e rilievo del degrado, schedatura e riconoscimento dei frammenti, consolidamento e unione, assemblaggio a secco in laboratorio, rifacimento degli elementi mancanti, rilievo laser scanner e infine ricollocazione sulla facciata.

Il recupero della chiesa abbaziale rientra nell’ordinanza speciale n. 10 del 15 luglio 2021 del Commissario straordinario del Governo alla ricostruzione. L’importo complessivo dei lavori a base d’appalto è di 5.321.277,77 euro, di cui oltre un milione destinato alla sicurezza. Il soggetto attuatore è l’Archidiocesi di Spoleto-Norcia. Il progetto è stato redatto da un Raggruppamento Temporaneo di Professionisti guidato dallo Studio Associato di Ingegneria Capaldini, con la collaborazione di architetti, ingegneri, geologi, restauratori e archeologi.

I lavori sono eseguiti dal Raggruppamento Temporaneo d’Impresa tra la C.E.S.A. di Città di Castello e la TECNOSTRADE S.r.l. di Perugia. Tra i responsabili figurano l’architetto Falcini, direttore tecnico di cantiere, l’architetto Fanny Ballotti per le opere architettoniche, il dottor Paolo Pettinari per il restauro, l’ingegnere Francesco Caporali per le opere strutturali, il geometra Giuseppe Medici e il dottor Lorenzo Caporali per le comunicazioni esterne.

Parallelamente sono stati avviati i lavori al monastero e la messa in sicurezza della rupe, dove verrà ricostruito il campanile. Progettisti e ditte sono gli stessi della chiesa abbaziale, per un importo di circa 17 milioni di euro. L’intero intervento, comprendente chiesa, monastero, campanile e rupe, ammonta a 22,5 milioni.

La giornata del 12 dicembre ha segnato dunque un passo concreto verso la rinascita di un luogo che non è solo patrimonio artistico, ma anche cuore identitario della comunità. La ricollocazione del rosone, frutto di un lavoro collettivo e di una rete di competenze, è stata percepita dai presenti come un segno di speranza e di continuità.

Il comunicato, diffuso dall’Ufficio stampa diocesano per voce di Francesco Carlini, ha accompagnato la cronaca della cerimonia, sottolineando il valore simbolico di un’opera che torna a raccontare la storia di Sant’Eutizio e della sua gente.

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