Primavera in Valnerina, conclusa la fiera florovivaistica

Oltre ai numerosi stand di fiori, articoli da giardino, profumi ed essenze naturali, hanno animato la manifestazione una serie di appuntamenti, come le visite guidate nei giardini di piante officinali e aromatiche


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Primavera in Valnerina, conclusa la fiera florovivaistica

Primavera in Valnerina, conclusa la fiera florovivaistica

Si è conclusa domenica 1 maggio la manifestazione “Primavera in Valnerina”, la fiera florovivaistica dedicata al giardinaggio di qualità che ha visto popolarsi il prato dell’Abbazia medievale dei santi Felice e Mauro nell’ultimo finesettimana di aprile.

Le condizioni meteo, nonostante la pioggia della domenica mattina, hanno riservato un venerdì e un sabato soleggiato, e una domenica piovosa solo nella prima parte della mattinata, che ha richiamato persone provenienti anche da lontano fino alla chiusura degli stand.

Oltre ai numerosi stand di fiori, articoli da giardino, profumi ed essenze naturali, hanno animato la manifestazione una serie di appuntamenti, come le visite guidate nei giardini di piante officinali e aromatiche, o “Le Luisà”, le gnome Frascarella e Ferenne che hanno animato e divertito grandi e piccini raccontando storie di piccoli gnomi in gita al fiume Nera, o ancora lo spettacolo musicale della compagnia “Misa Criolla” e il corso di degustazione di tè.

Sabato si è svolto il seminario “Dall’Agricoltura al Desing” che, come ha sottolineato il Sindaco di Sant’Anatolia di Narco, Tullio Fibraroli, è stato importante per portare all’attenzione del pubblico l’importanza del ripristino dell’agricoltura e dell’allevamento ovino come buone pratiche per lo sviluppo economico di un territorio, come quello della Valnerina, conservando le tipicità che hanno rischiato di scomparire con lo spopolamento della zona. Alla tavola rotonda hanno preso parte professori e studenti delle Università di Camerino e Perugia, tecnici agronomi della Confederazione Italiana Agricoltori – Umbria, ed allevatori come Gianni Berna di Maridiana Alpaca, che si è fatto accompagnare da due alpaca che alleva nella sua azienda.

Tra gli interventi va sottolineato quello di Carlo Santulli, professore dell’Università di Camerino, che ha portato alcuni esempi dei risultati ottenuti dai suoi studenti che hanno prodotto materiali innovativi chiamati “bioplastiche” partendo da scarti come bucce di patata, di zucca, di carote, di arachidi, di semi di cacao, guschi di molluschi o di uova, o infine residui di lavorazione della canapa.

“Il materiale ha una sua personalità, e in quest’ottica i materiali trasmettono emozioni”, ha dichiarato il professore, “Dobbiamo iniziare a vedere nello scarto un’opportunità per creare qualcosa di utile a basso costo, che ci aiuti a ridurre il problema dei rifiuti. Non ci deve vergognare dello scarto, che è bello da vedere proprio per il valore intrinseco che possiede nel suo reimpiego”

Sempre su questo filone è intervenuto Gianni Berna, spiegando come le lane di ovini o simili, nel suo caso gli alpaca, fossero considerate come scarti da smaltire per gli allevatori, mentre oggi è bene che essi siano destinati alla filiera agro-tessile e diventino così fonte di reddito per i produttori.

Andrea Palomba della Cia Umbria ha spiegato, inoltre, i motivi per cui è importante investire nel ripristino della filiera agro-tessile di fibre naturali, dimostrando supporto al comparto agricolo mentre Cesare Meloni e Mirko Caiello, dell’Università di Agraria di Perugia, hanno illustrato la coltivazione di piante per la produzione di fibre vegetali come lino, canapa e l’innovativa ginestra, non più coltivata in Umbria a partire dal secondo dopoguerra.

Ha suscitato grande interesse in bambini e, soprattutto, negli adulti il laboratorio di autoproduzione di bioplastiche prodotte con prodotti naturali, scarti agricoli e canapa condotto da Francesca Lanciotti dell’Università di Camerino in collaborazione con il Museo della Canapa.

Primavera in Valnerina

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