Rotary Norcia va dietro le quinte della crisi

 
Chiama o scrivi in redazione


Rotary Norcia va dietro le quinte della crisi
“Più deficit per tutti”

Resoconto del convegno tenutosi sabato 30 gennaio 2016 con gli esperti di FEF Academy e MeMMT

Le notizie diffuse dai media sui cosiddetti “furbetti del cartellino” o sui rimborsi elettorali ai partiti politici o sulle spese pazze di consiglieri regionali e parlamentari ci dipingono la spesa pubblica dello Stato come un qualcosa di impazzito.  Ma spesa pubblica è anche: spesa per la sanità pubblica; spesa per poliziotti, carabinieri ecc.; spesa per insegnanti e molto altro. Se i dati Ocse attestano che la spesa pubblica primaria italiana in rapporto al Pil è stata sempre al di sotto della media europea e quasi sempre al di sotto di paesi ritenuti virtuosi come Francia e Germania, siamo davvero sicuri che tagliare la spesa pubblica e aumentare le tasse al fine di raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio dello Stato sia la strada giusta per una modernizzazione del Paese Italia che si basi su sviluppo e prosperità? Siamo sicuri che il deficit di uno Stato sia davvero qualcosa di mostruoso?

Queste sono alcune delle riflessioni, forse le più importanti, che il convegno/seminario “Dietro le quinte della crisi economica” organizzato sabato scorso dal Rotary Club Norcia San Benedetto in collaborazione con il Comune di Norcia ha lasciato sorgere nelle circa settanta persone che hanno partecipato all’incontro. Un evento riuscito al di là di ogni possibile previsione per l’attualità degli argomenti trattati, per il livello dei tre relatori invitati dal Rotary e per l’elevato grado di attenzione e di coinvolgimento del pubblico presente, non soltanto rotariano. Oltre al consiglio direttivo e ai soci del Rotary Club Norcia San Benedetto, ai presidenti dei Rotary Clubs di Terni, Spoleto, e Narni-Amelia, all’assistente del Governatore Rotary del Distretto 2090, hanno partecipato all’evento professionisti e studenti di Norcia e Cascia, ma anche dottori commercialisti di Ascoli Piceno e Terni.

I relatori Daniele Della Bona di Fef Academy, Mario Volpi e David Lisetti dell’associazione MeMMT Umbria parlando di banche, del loro funzionamento e delle nuove norme che le regolamentano, ma anche del funzionamento di uno Stato e delle prospettive che abbiamo davanti sono riusciti a dipingere un quadro che per gli astanti ha rappresentato (secondo quanto emerso dai moduli di feedback consegnati al termine dell’evento) un primo passo per un nuovo approccio a informazioni di tipo economico e finanziario. Un approccio diretto, non mediato da filtri di qualsiasi genere.

Citando e mostrando slides con dati ufficiali di Banca d’Italia, Unione Europea, Bce, Federal Reserve e altre fonti istituzionali, è stato dimostrato come l’avvitamento della crisi economica che stiamo vivendo ha cause sistemiche e dunque può essere risolta soltanto con soluzioni sistemiche. Che esistono, ma la cui adozione comporta anzitutto una presa di coscienza collettiva. “I dati di tutte le istituzioni analizzate – ha affermato Daniele della Bona di Fef Academy, trattando il tema più attuale, quello delle banche – ci dicono che stiamo curando i sintomi e non la causa della malattia”. Per sintetizzare le circa tre ore di approfondimenti si può dire che la crisi economica in atto, al di là dei proclami mediatici tesi a non generare il panico nell’opinione pubblica, continua a perseverare perché si sta andando nella direzione opposta a quella giusta. Si sta seguendo più l’istinto, che non la ragione. “Le soluzioni – è stato detto – sembrerebbero controintuitive, ma probabilmente hanno efficacia maggiore delle politiche di austerity in atto”.  Le soluzioni si chiamano politiche espansive: ovvero aumentare il deficit e non ridurlo. Lo Stato, o il Governo, non sono una famiglia. Il deficit di uno Stato è ricchezza netta a disposizione del settore privato: aziende e famiglie. Se lo Stato spende 100 (spesa pubblica) e poi emette tasse per 80 (pressione fiscale), lo Stato fa deficit per 20. Ma queste 20 unità di spesa emessa sono rimaste nel “contenitore” del settore privato, cioè di aziende e famiglie: sono risparmi, investimenti, più in generale ‘ricchezza netta’ a disposizione del settore privato che può impiegarla come meglio crede. Per esempio nei consumi o – perché no? – nel rimborsare alla banca il mutuo di casa, o il prestito acceso per ampliare la sala ristorante di un albergo.  Per perseguire il pareggio di bilancio, invece, o per rispettare il limite di deficit pari al 3% imposto dalla UE con il trattato di Maastricht, il Governo deve diminuire la spesa  pubblica e alzare le tasse. Il pareggio di bilancio si realizza infatti quando lo Stato spende 100 e recupera 100 attraverso le tasse. Ma in questa maniera nel “contenitore” del settore privato non resta niente e aziende e famiglie non riescono più: 1) a “consumare” (quindi le aziende non vendono, fanno magazzino, la produzione si ferma e si licenzia; licenziamento significa minore entrate per le famiglia colpita e quindi ancora maggiore sofferenza sui consumi e sul rimborso dei prestiti alle banche); 2) a rimborsare i mutui o i prestiti accesi con le banche magari 10 o 15 anni fa quando l’economia non era in crisi come è oggi.  Dal canto suo, il mancato rimborso dei mutui e dei prestiti fa sì che questi (che per la banca sono crediti) vengano classificati come “crediti deteriorati” (in questi giorni in tv li sentiamo chiamare ‘non performing  loans’) cioè che valgono poco o nulla. Quando questi crediti deteriorati raggiungono un certo livello che non è più fisiologico o sopportabile per una banca (la quale è una impresa come tutte le altre, è come un qualsiasi negozio: deve fare profitto), la banca stessa per tutelarsi è costretta a ridurre le proprie attività. E le prima attività a interrompersi è quella della concessione di mutui e prestiti. Così l’accesso al credito per le aziende produttive e per le famiglie è più difficile e il giro ricomincia. “Per trovare le vere soluzioni – è stato detto a Norcia – è necessario prima capire bene come funzionano i sistemi monetari e fiscali, altrimenti si rischia di aggiungere danno al danno”. Insomma: più deficit per tutti!

Rotary Norcia

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*