Entro dicembre 2026 completati i progetti della zona Cassero
La ricostruzione di Castelluccio di Norcia entra finalmente nella sua fase più concreta. Dopo anni di progettazione e interventi preliminari, da dicembre 2025 prenderanno il via i lavori del primo lotto della seconda fase, che interesseranno direttamente il centro del borgo, devastato dal sisma del 2016. Il cuore dell’intervento poggia sulla piastra antisismica già realizzata, una base tecnologicamente avanzata che ospiterà edifici pubblici e privati.
Il cronoprogramma, dettagliato nel report dell’USR Umbria, prevede l’avvio degli appalti per la zona Cassero a marzo 2026, con l’approvazione dei lotti successivi entro aprile. Tra ottobre e novembre dello stesso anno saranno validati i progetti definitivi, con l’affidamento dei lavori fissato per dicembre.
L’intero piano, scrive Ilaria Bosi su Il Messaggero, dal valore di 60 milioni di euro, si fonda su un modello integrato pubblico-privato, pensato per preservare l’identità storica del borgo e garantire sicurezza sismica e sostenibilità ambientale. Castelluccio, celebre per la sua fioritura e per essere simbolo del Parco Nazionale dei Sibillini, si prepara così a tornare a vivere.
Il report evidenzia anche l’efficienza del sistema di controllo: su 956 istanze esaminate, i riscontri sono stati positivi, con 350 sopralluoghi effettuati e nessuna irregolarità sostanziale. Le verifiche hanno riguardato ogni fase, dal controllo preventivo fino alla richiesta di compensazioni, con solo minime integrazioni documentali richieste.
Sul fronte della ricostruzione privata, l’USR ha evaso il 90% delle pratiche, con il 60% dei cantieri già conclusi. Alla data del 30 ottobre, le richieste di contributo hanno sfiorato i 2 miliardi di euro, di cui oltre 1,4 miliardi già concessi. Le somme liquidate ammontano a circa 900mila euro, con il 22% previsto entro il 2025.
Il borgo, che per anni è stato il simbolo della fragilità del territorio appenninico, si avvia ora a diventare modello di resilienza e rinascita. La comunità locale, pur provata da anni di attesa, guarda con fiducia al futuro, consapevole che la ricostruzione non è solo edilizia, ma anche sociale e culturale.

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