Terremoto a Visso, Italia Nostra, un sopralluogo a tre anni da grande sisma

Terremoto a Visso, Italia Nostra, un sopralluogo a tre anni da grande sisma

Terremoto a Visso, Italia Nostra, un sopralluogo a tre anni da grande sisma

A chiusura della Settimana del Patrimonio Culturale 2019 di Italia Nostra, la sezione maceratese ed il consiglio regionale Marche di Italia Nostra organizzano un sopralluogo a Visso, al suo centro storico e, sempre all’interno del suo territorio, al santuario di Macereto per il prossimo sabato, 11 maggio alle ore 11:00.

Con questa testimonianza Italia Nostra vuole stimolare una nuova riflessione su quella che appare una ricostruzione faticosa ma necessaria per questi territori, la cui sopravvivenza rimane un interesse nazionale da portare avanti. RICOSTRUZIONE: questo è il termine che tutti noi utilizziamo per descrivere gli interventi di cui necessitano queste terre, un termine che, in certi casi, appare troppo generico e forse inappropriato. Quello della ricostruzione, infatti, è uno scenario che ben si associa agli interventi finalizzati ad una nuova edificazione, sicura, conforme agli standard contemporanei, ma che non riesce invece a tener dentro quelli da prevedere per il RECUPERO dei borghi antichi, sulla cui presenza è fondata la bellezza del nostro paesaggio. Nel recupero entrano in gioco aspetti che si sommano alle questioni strutturali, gli unici esclusivamente considerati con la ricostruzione: pensiamo alla conservazione dei valori di ogni monumento, ma anche alle relazioni che esso instaura con il contesto in cui si colloca e alla sua funzione identitaria per le persone che lo vivono.

Recupero e conservazione dell’esistente: questi gli aspetti imprescindibili che l’attività di ricostruzione post sisma sui nuclei storici dovrebbe contenere e di cui non si parla abbastanza. Ma che Visso, con il suo patrimonio in bilico, sembra richiamare a gran voce.

Perché proprio VissoIl terremoto di magnitudo 6,5 del 24 ottobre 2016 ha avuto il suo epicentro nelle vicinanze di Castelsantangelo sul Nera, a pochi chilometri da Visso, ed è stato, negli ultimi decenni, il più violento insieme al terremoto dell’Irpinia. Quello del Friuli del 1976 fu di magnitudo 6.4 della scala Richter. La scossa principale dell’Aquila del 2009 fu del 5.8, quello di Umbria e Marche del 1997 del 6.1. Anche quello del Belice, del 1968, fu del 6.1. Solo in Irpinia, nel 1980, la magnitudo fu del 6.5 della scala Richter e causò 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Insomma, questo del 2016 fu un evento catastrofico ma che poteva avere conseguenze ben più gravi di quelle che possiamo oggi osservare. Una delle ragioni principali va sicuramente ricondotta agli interventi realizzati a seguito della crisi sismica del 1997 e che proprio in queste zone ha salvato innumerevoli vite. A Visso potremo rilevare proprio questo effetto, con i solai che sono rimasti integri svolgendo la loro funzione di ritegno delle murature, crollate solo dopo l’uscita degli occupanti.

Questo è un secondo aspetto di cui si parla ben poco e non se ne capiscono i motivi: la gestione della ricostruzione post sisma 1997 era figlia di un sistema avviato proprio a partire dal terremoto del Friuli del 1976 ed ha avuto esiti del tutto positivi sia dal punto di vista prettamente gestionali, sia dal punto di vista delle tecniche messe a punto nei suoi interventi, ma è non stata presa minimamente in considerazione. Forse da lì si potrebbe ripartire.

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