Monsignor Boccardo invita a speranza e riconciliazione interiore
(ANSA) – CASCIA (PERUGIA), 14 novembre 2025 – La reliquia di Santa Rita da Cascia è entrata nella casa di reclusione di Spoleto, portando con sé un messaggio di pace e riconciliazione che ha toccato profondamente i detenuti. Durante la celebrazione dell’Anno Santo della speranza, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, ha guidato un momento di preghiera nella cappella del penitenziario, accompagnato dal pro rettore del Santuario di Roccaporena, don Cristoforo Maria Bialosaw.
Un frammento osseo della Santa, incastonato in una pietra della sua casa natale, è stato collocato al centro della liturgia. I detenuti hanno accolto il segno con emozione, definendolo un dono atteso da tempo. Uno di loro ha espresso a nome di tutti: “Ci dia la forza di seguire il suo esempio, lei che seppe perdonare gli assassini del marito”.
Il cappellano del carcere, padre Marco Antonio Maria Uras, ha sottolineato la devozione particolare dei reclusi verso Santa Rita, ricordando come la sua figura sia da sempre percepita come vicina a chi vive situazioni di dolore e difficoltà. Alla celebrazione hanno partecipato anche la direttrice Bernardina Di Mario, il comandante della polizia penitenziaria Pierpaolo Milanese, agenti, educatori e membri dell’equipe della cappellania.
Monsignor Boccardo, rivolgendosi ai detenuti, ha chiarito che la reliquia non è un amuleto, ma un segno vivo che richiama l’insegnamento di chi ha saputo affrontare la sofferenza con fede. “Rita è stata una donna segnata da prove durissime, ma ha scelto di cercare il bene. Ha incarnato le parole di San Paolo: fuggire il male, attaccarsi al bene, non vendicarsi, essere pazienti nelle tribolazioni”.
Il presule ha invitato i presenti a uscire mentalmente dal recinto del carcere e a coltivare sentimenti buoni, capaci di dare valore alla persona e aprire nuovi orizzonti di vita. “Il passato appartiene alla misericordia di Dio, a noi spetta affrontare l’oggi. Le limitazioni non spariscono, ma è possibile costruire interiormente un uomo nuovo”, ha aggiunto.
La riflessione ha toccato il cuore dei detenuti, che al termine della liturgia si sono avvicinati singolarmente alla reliquia per un gesto di venerazione personale. Molti hanno sostato in silenzio, affidando le proprie fragilità e speranze alla Santa.
Il messaggio di Santa Rita, donna che seppe trasformare il dolore in perdono, è stato presentato come un invito a guardare oltre le colpe e a riscoprire la dignità interiore. Monsignor Boccardo ha ricordato che i miracoli appartengono a Dio, ma la preghiera della Santa è potente perché porta davanti al Padre il tumulto delle coscienze e chiede il dono della pace. La presenza della reliquia ha avuto un forte valore simbolico: un ponte tra il mondo esterno e quello del carcere, un segno che la speranza può fiorire anche dietro le sbarre. Per i detenuti, spesso segnati da storie difficili e da errori pesanti, l’incontro con Santa Rita è stato percepito come un’occasione di riscatto spirituale.
La celebrazione ha mostrato come la dimensione religiosa possa diventare un sostegno concreto nella vita quotidiana di chi vive la detenzione. La figura di Santa Rita, donna che seppe affrontare violenza e dolore senza cedere all’odio, diventa modello di resilienza e di riconciliazione. Il carcere di Spoleto, già noto per iniziative di carattere culturale e spirituale, ha voluto dare spazio a un evento che unisce fede e umanità. La reliquia, giunta dal Santuario di Roccaporena, ha portato con sé la memoria di una vita segnata dalla sofferenza ma illuminata dalla speranza.

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