La marcia dei borghi verso il 2033: Norcia capofila
ROMA, 28 gennaio 2026 – L’Appennino centrale rompe gli indugi e lancia una sfida ambiziosa al cuore dell’Europa. La “Civitas Appenninica”, un’entità territoriale che unisce oltre 500 comuni sotto l’egida della storia e della resilienza, ha ufficializzato la propria corsa per il titolo di Capitale Europea della Cultura 2033. Presso la sede dell’Adnkronos a Roma, è stato presentato il rapporto Censis che delinea i tratti di questa candidatura “diffusa”, che vede in Norcia il fulcro simbolico e operativo. Un progetto di riparazione sociale ed economica che mira a trasformare le ferite del sisma 2016 in opportunità di sviluppo sostenibile e innovazione culturale, come riporta il comunicato dell’ Ufficio stampa e comunicazione – Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016 – Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il progetto coinvolge una vasta area di 8.000 chilometri quadrati, un territorio che attraversa quattro regioni – Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio – e undici province. Il “motore” di questa iniziativa è rappresentato dai 138 comuni del cratere sismico, dove il cambio di passo impresso alla ricostruzione sta finalmente generando frutti visibili. La candidatura intende dare continuità al percorso già avviato da L’Aquila, che sarà Capitale della Cultura Italiana nel 2026, canalizzando l’energia di popolazioni che hanno scelto di restare e investire sul proprio futuro. Norcia, città natale di San Benedetto, patrono d’Europa, incarna perfettamente lo spirito di una comunità che vuole ispirare l’intero continente attraverso il connubio tra radici millenarie e tecnologie moderne.
Il Rapporto Censis, illustrato da Emanuele Bossi e Andrea Toma, fotografa una realtà culturale di una densità straordinaria. Il perimetro della Civitas Appenninica racchiude un patrimonio materiale composto da 479 musei, 437 biblioteche e 149 cinema, a cui si aggiunge un tessuto produttivo vibrante di quasi 3.500 imprese culturali. Solo nel 2022, i musei di quest’area hanno registrato 3,5 milioni di visitatori. Ma è il capitale immateriale a fare la differenza: una rete di otto cammini storici – dalla Via di San Francesco alla Via Lauretana – che collegano 14 poli attrattori d’eccellenza, tra cui Assisi, Spoleto, Rieti e Amatrice. Questi percorsi simboleggiano un legame sociale che va oltre i confini amministrativi, definendo un “popolo dell’Appennino” coeso e pronto al riscatto.
Guido Castelli, Commissario Straordinario per la ricostruzione, ha evidenziato come la Civitas Appenninica non sia un’astrazione geografica, ma l’essenza stessa dell’identità italiana. L’obiettivo della candidatura è trasformare la valorizzazione culturale in un argine contro il declino demografico. Sfruttando la sostenibilità e le nuove frontiere digitali, l’Appennino centrale punta a creare nuovi posti di lavoro nel settore della creatività e del turismo esperienziale. Norcia 2033 diventa così un faro per tutte le aree interne d’Europa: un modello di come il capitale umano e storico possa generare economia circolare e rigenerazione urbana anche nei contesti più fragili e colpiti dalle calamità naturali.
L’idea portante è quella del “viandante”, descritta dal Censis come metafora di uno sviluppo prudente ma sicuro. Giuliano Boccanera, sindaco di Norcia, ha sottolineato come la figura di San Benedetto conferisca alla candidatura una valenza universale, richiamando i valori di accoglienza e laboriosità che sono alla base della civiltà occidentale. Il progetto si configura come un “cammino sinodale” che vede la partecipazione di università, fondazioni e cooperative di comunità, unite per scrivere una nuova pagina di storia. La firma del protocollo d’intesa con la Provincia di Rieti è solo l’ultimo di una serie di accordi che stanno cementando un’alleanza territoriale senza precedenti, pronta a convincere le commissioni europee della forza di una terra che non ha mai smesso di camminare.

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