Sostegni concreti per le imprese in tutto l’Appennino centrale
L’architettura del mercato del lavoro nel cuore dell’Italia subisce una trasformazione significativa grazie alle ultime direttive previdenziali. L’INPS ha ufficialmente diramato la circolare numero 10, un documento tecnico che traduce in pratica l’estensione del cosiddetto Bonus ZES anche ai territori di Umbria e Marche. Questa iniziativa, nata originariamente per colmare il divario economico del Mezzogiorno, trova ora applicazione nelle aree dell’Appennino centrale, riconoscendo la necessità di misure eccezionali per sostenere un tessuto produttivo che sta ancora affrontando le conseguenze dei passati eventi sismici. L’obiettivo dichiarato è quello di stimolare la creazione di posti di lavoro duraturi attraverso uno sgravio fiscale imponente.
Dettagli operativi per le assunzioni a tempo indeterminato
La misura si rivolge specificamente ai datori di lavoro privati che operano all’interno della Zona Economica Speciale Unica. Per quanto riguarda il contesto specifico di Umbria e Marche, il beneficio è riservato a quelle realtà imprenditoriali che, al momento della nuova immissione in organico, non superano la soglia dei dieci dipendenti. Si tratta, dunque, di un intervento mirato a sostenere la piccola impresa, colonna vertebrale dell’economia locale. Il periodo temporale preso in esame dalla normativa riguarda le assunzioni effettuate tra il 19 novembre 2025 e il 31 dicembre 2025. Il contratto richiesto deve essere necessariamente subordinato e a tempo indeterminato, escludendo le figure dirigenziali dal perimetro dell’agevolazione.
Sgravio totale per favorire l’inserimento degli over 35
Il cuore pulsante dell’agevolazione risiede nell’esonero contributivo totale. Le aziende che scelgono di investire su lavoratori che hanno già compiuto 35 anni e che risultano privi di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi, potranno godere di una decontribuzione del 100%. Questa scelta politica punta a reinserire nel circuito produttivo una fascia anagrafica spesso penalizzata dalle dinamiche standard di mercato, offrendo loro una nuova opportunità di stabilità professionale. Secondo la visione delle autorità locali e del commissario straordinario, tale leva economica è fondamentale per contrastare il fenomeno della disoccupazione di lunga durata e per garantire che le competenze acquisite non vadano disperse.
Impatto sociale e contrasto allo spopolamento dei borghi
Oltre alla pura componente economica, il provvedimento riveste un’importanza sociale cruciale. Rafforzare l’occupazione in aree interne e colpite dal sisma significa offrire ai residenti una ragione concreta per non abbandonare le proprie radici. La possibilità di lavorare stabilmente nel proprio comune di origine è il miglior antidoto contro lo spopolamento dei borghi. L’integrazione di queste province nella logica della ZES Unica permette una riparazione non solo fisica, legata ai cantieri della ricostruzione, ma anche economica, rigenerando la vitalità delle comunità. Le istituzioni vedono in questo strumento un motore di coesione sociale capace di attrarre nuovi investimenti e di dare respiro alle famiglie dell’Appennino.
Prospettive future e conferme per il biennio successivo
Sebbene l’attuale circolare si focalizzi sul finale dell’anno appena trascorso, l’orizzonte temporale della misura appare destinato ad ampliarsi. Il Ministero del Lavoro e quello dell’Economia sono già impegnati nella definizione delle norme che regoleranno la proroga di questi incentivi per l’intero 2026. Le prossime settimane saranno decisive per confermare i bonus assunzionali previsti dal Decreto Coesione, assicurando continuità a una strategia che vede nel lavoro l’unico vero strumento di riscatto territoriale. La sinergia tra Governo e INPS promette di rendere questi aiuti sempre più accessibili, eliminando le barriere burocratiche e permettendo alle imprese di pianificare con maggiore serenità la propria crescita organica.
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