Dieci anni dopo il terremoto, a Roma celebra il rilancio
Dieci anni di ricostruzione: l’Appennino centrale torna a vivere
A dieci anni esatti dagli eventi sismici che devastarono il Centro Italia a partire dal 24 agosto 2016, il bilancio della ricostruzione segna una svolta. Oltre 8 miliardi di euro già erogati per le abitazioni private, quasi 15.000 cantieri portati a termine e un programma pubblico da 4,85 miliardi che copre ormai il 98% degli interventi pianificati. Sono i numeri presentati lunedì 23 giugno 2026 presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri a Roma, in occasione della presentazione del Rapporto annuale “Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale”.
A illustrare i risultati è stato il Commissario Straordinario al sisma 2016, il senatore Guido Castelli. Le conclusioni dell’evento sono state affidate al Vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, intervenuto in collegamento da Bruxelles. Hanno partecipato i presidenti delle quattro regioni coinvolte — Marco Marsilio per l’Abruzzo, Francesco Acquaroli per le Marche, Stefania Proietti per l’Umbria — insieme all’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi, al Questore della Camera Paolo Trancassini e alla sottosegretaria al Ministero dell’Economia Lucia Albano.
I numeri della ricostruzione privata
Al 31 maggio 2026 le domande di contributo per la ricostruzione privata hanno raggiunto quota 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi formalmente concessi ammontano a 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni effettive della Cassa Depositi e Prestiti hanno superato gli 8 miliardi. Di questi, il 69% è stato erogato dal 2023 in poi, a conferma di un’accelerazione decisa nella fase più recente. Solo negli ultimi dodici mesi sono stati liquidati quasi 2 miliardi di euro.
I cantieri autorizzati complessivamente sono 23.361. Di questi, 14.968 risultano già completati, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Un dato che fotografa un processo in piena fase esecutiva. Nel corso del 2026, inoltre, il Commissario Castelli ha firmato un’ordinanza speciale da 1,3 miliardi di euro che ha permesso di superare definitivamente il regime del Superbonus e di mettere in sicurezza circa 5.000 cantieri rimasti bloccati.
La ricostruzione si concentra ormai soprattutto sui casi di danno grave, che rappresentano oltre il 56% delle pratiche totali. L’attenzione si è spostata in misura crescente sui 44 comuni più colpiti dal sisma. Sul fronte dell’emergenza abitativa, i nuclei familiari ancora assistiti sono scesi a 8.759, quasi il 40% in meno rispetto al 2022.
La ricostruzione pubblica accelera
Anche sul versante pubblico si registra un cambio di marcia significativo. Gli interventi programmati sono saliti a 3.667, per un valore superiore a 4,85 miliardi di euro. Lavori in corso e opere concluse rappresentano circa il 40% della programmazione complessiva, mentre gli interventi non ancora avviati sono ridotti al 2,5%. In pratica, il 98% degli interventi ha già preso avvio.
Uno spazio rilevante nel Rapporto è dedicato alle scuole: sono previsti 459 interventi per circa 1,6 miliardi di euro. Gli ordini di attivazione sono passati da 125 a 197 in un solo anno, con un incremento del 57,6%. Tra i simboli di questa ripresa figurano la riapertura dell’ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Ugo Betti” di Camerino. Parallelamente prosegue la ricostruzione degli edifici di culto, con 1.276 interventi per oltre 750 milioni di euro. Tra i più significativi c’è la riapertura della Basilica di San Benedetto di Norcia, diventata simbolo della rinascita dell’Appennino umbro.
Next Appennino: sviluppo oltre la ricostruzione
Il Rapporto dedica ampio spazio al programma Next Appennino, finanziato con 1,78 miliardi di euro dal Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il programma si articola in due macro-misure. La prima, dedicata a città e paesi sicuri, sostenibili e connessi, finanzia 892 interventi nei settori della digitalizzazione, della rigenerazione urbana, delle infrastrutture e della mobilità. La seconda, orientata al sostegno delle imprese, ha raccolto 2.353 progetti di investimento per oltre 2,5 miliardi di euro, superando di gran lunga la disponibilità finanziaria iniziale.
Le domande finanziate sono state 1.351, per circa 490 milioni di euro, con una presenza preponderante di micro e piccole imprese. Le erogazioni alle aziende sono cresciute in modo sostenuto: tra marzo 2025 e marzo 2026 le imprese che hanno ricevuto contributi sono aumentate del 77,4%, mentre le risorse effettivamente liquidate sono più che raddoppiate, passando da 66,9 a 154,9 milioni di euro.
Impatto economico e demografico
Secondo le elaborazioni contenute nel Rapporto, l’insieme delle misure attivate produrrà, a regime, una crescita del Pil reale di circa 3,87 miliardi di euro e la creazione di oltre 15.000 posti di lavoro nelle quattro regioni interessate. Gli effetti già misurabili today ammontano a circa 1,49 miliardi di Pil e quasi 9.840 occupati.
Sul piano demografico, i segnali sono altrettanto incoraggianti. Nei territori più colpiti il saldo migratorio interno mostra un miglioramento netto rispetto agli anni immediatamente successivi al terremoto. Le proiezioni contenute nel Rapporto indicano che, entro il 2044, l’azione integrata della ricostruzione potrebbe consentire il recupero potenziale di oltre 44.000 residenti rispetto agli scenari di declino demografico che si sarebbero verificati in assenza di interventi.
Il modello di governance come buona pratica europea
Il Commissario Castelli ha sottolineato che l’obiettivo non è soltanto riparare i danni materiali, ma creare le condizioni affinché le persone possano continuare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nei luoghi d’origine. Il “diritto a restare”, ha spiegato, non è uno slogan ma una scelta politica concreta, che richiede politiche integrate capaci di unire ricostruzione, sviluppo economico, servizi essenziali e innovazione.
Il vicepresidente della Commissione europea Fitto ha evidenziato come il modello sviluppato nell’Appennino centrale costituisca un esempio di valore per l’intera Unione, avendo saputo integrare fondi europei, PNRR, Piano complementare e politiche di coesione in un quadro coordinato. Ha poi indicato nella semplificazione e nella flessibilità le due direttrici fondamentali per la futura programmazione europea 2028-2034.
Il Rapporto stesso sottolinea come il sistema di governance costruito attorno alla Struttura Commissariale, agli Uffici Speciali per la Ricostruzione, alle Regioni e agli enti locali rappresenti oggi una buona pratica già allineata alle future strategie europee per la coesione territoriale. L’area interessata comprende 138 comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, con circa 540.000 residenti: un territorio che, a dieci anni dal sisma, punta a trasformare l’esperienza della ricostruzione in un modello strutturale per tutte le aree interne italiane.

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