Nomisma per le aree del terremoto, “Ripartire dopo il sisma”, gli otto progetti

Nomisma per le aree del terremoto, "Ripartire dopo il sisma", gli otto progetti

Nomisma per le aree del terremoto, “Ripartire dopo il sisma”, gli otto progetti

Dall’implementazione di un sistema di produzione di latte ovicaprino biologico, allo sviluppo di una filiera di produzione suinicola e di trasformazione in prosciutti di Norcia IGP, dalla valorizzazione dell’immenso patrimonio di seconde case a fini turistici, all’implementazione di un sistema di  trasporto a chiamata per migliorare la mobilità locale, per giungere alla promozione di un sistema di cure domiciliari attraverso un nuovo ruolo strategico delle farmacie rurali, alla diffusione di complessi residenziali multigenerazionali e alla realizzazione di un villaggio per il sostegno ai malati di alzheimer.

Sono 8 i progetti che Nomisma avanza all’interno dello studio “Ripartire dopo il sisma” presentato oggi a Roma alla presenza di Piero GNUDI,Presidente Nomisma; Giovanni FORESTIERERegional Manager Unicredit; Giulio SANTAGATAConsigliere Delegato Nomisma; Luigi SCAROLAResponsabile Sviluppo territorio e welfare Nomisma; Coordina Giulio SANTAGATAConsigliere Delegato NomismaMassimo BRUNOResponsabile attività istituzionali Enel; Gianpiero CALZOLARIPresidente Granarolo; Luca CERISCIOLIPresidente Regione Marche; Sergio GINOCCHIETTIResponsabile Liquidazione Property UnipolSai; Fabio PAPARELLIVicepresidente Regione Umbria; Claudio DI BERARDINOAssessore Lavoro, Politiche per la Ricostruzione Regione Lazio; Vito Claudio CRIMISottosegretario di Stato Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Obiettivo del contributo curato dal Centro Studi bolognese è quello di definire, attraverso una interlocuzione avviata con i territori e nell’ambito di una visione di sviluppo che punti ad una valorizzazione delle vocazioni di queste aree appenniniche del Centro Italia, alcune iniziative d’impresa, anche di contenute dimensioni, ma in grado di alimentare il debole tessuto di impresa nel breve periodo.

Nomisma ha elaborato la pre-fattibilità di tali progetti con una quantificazione economica di massima dell’investimento, una descrizione delle condizioni necessarie alla realizzazione e ha stimato l’impatto occupazionale da questi generato.

quasi tre anni dal sisma, il quadro di attuazione della ricostruzione risulta indubbiamente complesso e rallentato, nonostante le ingenti risorse finanziarie messe in campo[1].  Le cause sono generalmente imputate al progressivo allargamento dell’area del cratere, alla rigidità delle procedure, al sedimentato normativo, nonché alla presenza di difformità edilizie preesistenti che, almeno nella fase iniziale, hanno frenato i procedimenti.

Serve profondo ripensamento aree interne

Secondo Nomisma, tuttavia, la causa principale del sostanziale stallo[2] è ascrivibile al fatto che dal punto di vista socioeconomico quest’area   era già stata colpita da un profondo “terremoto”. Il sisma ha messo in evidenza l’urgenza di un ripensamento delle nostre aree interne. Piccoli e piccolissimi comuni, spesso in aree collinari o montane sottoposti da anni ad un pesante processo di spopolamento. Un’area con tassi di vecchiaia tra i più elevati a livello mondiale e, nonostante l’inestimabile patrimonio ambientale, storico-culturale e religioso, al di fuori dei principali flussi turistici. Un territorio a forti potenzialità agricole e zootecniche, ma con un sistema frammentato e un manifatturiero affaticato, in gran parte posizionato su lavorazioni mature o poco competitive.

È, quindi, proprio con la finalità di verificare le condizioni oggi necessarie a riattivare e a riportare un rinnovato spirito di impresa, motore indispensabile per ridare slancio e riportare occupazione in questa fragile area tra MarcheUmbriaLazio e Abruzzo, che Nomisma – grazie al contributo di alcuni importanti partner – ha elaborato la prefattibilità di otto progetti di impresa fondati su 4 elementi chiave:

  • Prospettive di mercato in crescita
  • Sostenibilità economico finanziaria e coerenza con gli strumenti di programmazione vigente e con altri investimenti in essere
  • Potenzialità di gemmare in altri progetti o di sviluppare filiere
  • Capacità di intercettare investitori

 Filiera zootecnica “Ovicaprino bio”

Il progetto mira alla costituzione di una filiera zootecnica industriale incentrata su produzione, lavorazione (o prima lavorazione) e commercializzazione di latte caprino biologico e/o di prodotti da esso derivati (yogurt, latticini). Per il Centro Studi bolognese la zootecnica bio può contribuire alla salvaguardia ambientale del territorio rendendo economicamente vantaggiosa l’attività zootecnica in aree periferiche del Paese (come quelle dell’area colpita dal sisma); è da considerare infatti come gli alimenti biologici siano l’unica categoria di prodotti che nel corso dell’ultimo quinquennio non ha risentito della più generale crisi dei consumi alimentari e in ottica di medio-lungo termine può rappresentare una scommessa vincente dal punto di vista commerciale anche per il mercato del latte e i suoi derivati.

Per procedere con la definizione del progetto Nomisma indica la necessità di una formalizzazione tecnica che presuppone un percorso di adeguamento del sistema produttivo ad una logica di filiera e la realizzazione di un centro di lavorazione del latte per ognuna delle 4 regioni dell’area del sisma con una tempistica differita su di un arco di due annualità per un valore d’investimento pari a 660.00 euro l’anno.

Per raggiungere l’obiettivo Nomisma ritiene necessaria l’incentivazione della conversione da aziende zootecniche convenzionali al biologico, la riqualificazione del capitale zootecnico delle aziende con OTE caprino, la riorganizzazione delle aziende zootecniche verso ambiti e dimensioni di maggiore efficienza complessiva, il sostegno all’autosufficienza alimentare e l’apertura di strutture di assistenza veterinaria a sopporto delle aziende che convertono

Prosciutto di Norcia

Il prosciutto di Norcia è l’eccellenza produttiva di un sistema suinicolo che contribuisce al 32% del valore della Produzione Lorda Vendibile (PLV) zootecnica, che a sua volta incide per il 46% su quella agricola della regione.  Nel 2017 erano stati censiti 3.723 allevamenti suini pari al 23,9% degli allevamenti zootecnici per un totale di circa 190.000 capi, ma il 76% di questi allevamenti (2.847 unità) sono risultati essere di tipo familiare (per autoconsumo) e solo il 13% (495 unità) da ingrasso ed il 10% da riproduzione (381 unità).

Il progetto intende rafforzare il sistema agroalimentare locale tramite un investimento mirato, volto alla costituzione di una filiera suinicola industriale incentrata su allevamento, macellazione, lavorazione e commercializzazione di animali provenienti dall’area del sisma.

Obiettivo del progetto è riportare il valore aggiunto della parte a monte della filiera suinicola (allevamenti, colture foraggere) all’interno del territorio regionale, migliorare le modalità di realizzazione dell’allevamento, in particolare diffondendo corrette pratiche di gestione delle condizioni di vita degli animali negli allevamenti (benessere animale), presidiare un mercato con favorevoli prospettive di crescita a medio e lungo termine, anche all’estero, incrementare le opportunità di sviluppo del settore primario e di occupazione del settore manifatturiero e dei servizi.

Investimento minimo 66 milioni di euro

Nomisma stima il livello minimo di investimento a garanzia di una redditività di filiera nell’importo di 66 milioni di euro comprensiva di allevamento, macellazione, lavorazione delle carni e altre lavorazioni per una produzione media annua attesa di 2.000 prosciutti la settimana (a fronte di una produzione media complessiva attualmente stimabile in circa 700-800); si stima una opportunità occupazionale complessiva per circa 240 unità al netto della fase di allevamento.

Valorizzazione delle seconde case

Il turismo rappresenta un volano essenziale per favorire la ripresa economica e la rinascita dei territori colpiti dal sisma; la progettazione di un insieme di interventi integrati di livello interregionale tra le aree appenniniche e montuose di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo – per il Centro studi bolognese – punterebbe a consolidare ulteriormente i flussi turistici verso alcune aree turistiche “consolidate” e consentirebbe di veicolare nuovi flussi anche verso altre zone appenniniche come quelle del fermano, dei comuni dei Monti della Laga e del Terminillo che oggi hanno un minore appeal.

Per Nomisma i finanziamenti per la ricostruzione consentiranno di ripristinare e riqualificare il patrimonio e le infrastrutture esistenti e danneggiate dal sisma; è importante però intercettare i nuovi target turistici sfruttando le nuove tendenze di viaggio e le opportunità offerte dalle tecnologie informatiche, per dare vita a nuovi servizi per lo sharing holiday dell’area appenninica centrale.

I viaggiatori richiedono oggi soggiorni più brevi, di tipo esperienziale legati alla condivisione dei gusti, dei percorsi, della cultura dei luoghi. Avendo sul territorio un’elevatissima incidenza di seconde case (in alcuni Comuni superiore al 60% del totale delle abitazioni, dove il dato medio nazionale è del 22,7%) per Nomisma questo patrimonio “costituisce una rilevante immobilizzazione di ricchezza che se opportunamente valorizzata potrebbe generare posti di lavoro ed un impatto economico diretto e indiretto rilevante sul territorio”.

Creazione di 4 strutture specializzate, una per regione

 Il progetto vede la creazione di 4 strutture specializzate, una per regione, coordinate a livello centrale da un partenariato istituzionale ed economico composto dal Pubblico e da alcuni rappresentanti dei proprietari di seconde case. Le 4 strutture si occuperanno del marketing, della promozione del patrimonio di seconde case, della loro manutenzione e gestione complessiva: a partire dall’accoglienza del turista, all’assistenza durante la vacanza, sino alla gestione dei feedback finali.

I vantaggi per i proprietari delle seconde case sarebbero in particolare legati alla possibilità di mettere a reddito ed estrarre maggiore valore dagli immobili e parallelamente si aprirebbero opportunità di lavoro a diverso livello di qualificazione per un numero significativo di giovani.

Per l’avvio del progetto Nomisma stima la necessità di un numero minimo di 1.900 case (meno del 2% del patrimonio abitativo vuoto o non occupato da residenti): in Umbria circa 250 abitazioni, in Abruzzo circa 350 unità, in Lazio 400 per arrivare alle circa 900 unità del patrimonio marchigiano.

Per quanto riguarda il costo dell’intervento Nomisma ritiene che nella fase di start-up, tra investimenti e circolante, vi sia un’esigenza finanziaria stimabile in circa 3,8 milioni di euro per il primo anno e 3,6 milioni per il secondo con un pareggio del conto economico a partire dal secondo anno (dato da un incremento stimato dei ricavi delle 4 strutture tra il primo anno e quello successivo pari a poco meno del +3%). Ipotizzando una suddivisione degli introiti tra proprietari delle abitazioni e strutture di gestione nella misura rispettivamente di 2/3 e 1/3, il fatturato annuo complessivo per le quattro strutture di gestione si attesterebbe a circa 2,8 milioni di euro (circa 400 mila euro per la struttura abruzzese, 368 mila per quella umbra, 523 mila per quella laziale e 1.470 mila per quella marchigiana). La gestione di 1.900 alloggi nelle 4 regioni del cratere potrebbe ammontare – per il Centro Studi bolognese – in circa 104 posti di lavoro diretti (51 nelle Marche, 17 nel Lazio, 22 in Abruzzo e 15 in Umbria). A ciò va sommato l’indotto derivante da un maggior numero di presenze sul territorio e, soprattutto, da una loro diversa articolazione territoriale.

 Trasporto a chiamata

Nell’area del cratere solo il 6% degli intervistati da Nomisma dichiara che utilizza mezzi pubblici per spostarsi; ben l’84% dei rispondenti usa quasi sempre l’auto, specie tra gli under 65 e solo il 9% non ne fa uso, concentrati tra gli under 40 e gli over 65. Circa il 50% degli intervistati accompagna parenti, amici al di fuori del comune di residenza con mezzo proprio e il 30% gradirebbe un servizio di trasporto pubblico a chiamata.

Per questo Nomisma propone lo sviluppo di un sistema integrato di trasporto a chiamata di breve/medio raggio che consenta alle fasce di popolazione più fragili di raggiungere i punti di interesse (pubblici come ospedali, case di cura…e privati) senza l’implementazione di servizi di linea difficilmente sostenibili nel tempo.

Il progetto mira ad una sostenibilità economico-finanziaria di medio-lungo periodo e, pertanto, è stato concepito tenendo conto di possibili allargamenti del raggio d’azione, anche ad una scala sovra-regionale, ovvero comprendendo un territorio a cavallo delle regioni Umbria e Marche. Trattandosi di una progettualità incentrata sul sostegno alle fasce di popolazione più fragili rispetto alla domanda di mobilità, l’iniziativa deve necessariamente tener conto di linee di finanziamento pubbliche e private. Il progetto prevede il coinvolgimento anche di operatori privati, non solo del settore dei trasporti. Nello specifico, occorre creare una rete di sponsorizzazione tra operatori (centri commerciali, case di cura, cinema, …) i quali da un lato incrementeranno il proprio bacino di utenza e, dall’altro, finanzieranno in parte il servizio pubblico

Considerando i risultati dell’indagine pilota, l’esperienza di questa tipologia di servizi in altri territori similari, la matrice O/D di dettaglio per Comune e Zona, sono stati stimati 91 utenti al giorno per una utenza annuale di 22.750 passeggeri (con una operatività del servizio di 250 giorni l’anno, dalle 7 alle 20), di cui paganti con tariffa di corsa semplice 18.000 ed agevolazioni tariffarie per gli altri utenti (date le caratteristiche e le fragilità di alcune tipologie di utenza), 30 corse giornaliere per una percorrenza di 124.000 chilometri annui.

I costi di realizzazione al primo anno di operatività del servizio sono pari a 450.000 euro; il contributo da parte dell’utenza è stimato essere inferiore al 10% di tale ammontare.

Farmacie rurali: nuovi servizi a supporto dell’assistenza domiciliare

Nella maggior parte delle zone svantaggiate le farmacie rappresentano l’unico presidio sanitario, nonché il punto di riferimento principale per una popolazione bisognosa non solo di cure ma anche di sostegno e supporto di carattere socio sanitario. Il Dlgs n. 153/2009 ha delineato un nuovo modello di farmacia con la possibilità di erogare servizi nell’ambito del SSN; la Regione Marche ha intrapreso un percorso di potenziamento dell’assistenza territoriale tramite un ampliamento delle funzioni delle farmacie, con l’obiettivo di far assumere alle stesse i connotati di impresa sociale accanto a quella professionale.

Guardando alla Regione Marche, secondo stime Nomisma, il bacino di utenza potenziale dell’ADI da qui al 2030 aumenterà del 17% per il solo effetto dell’evoluzione demografica, con un conseguente aumento potenziale della spesa media annua superiore all’1%.

La proposta elaborata da Nomisma riguarda la promozione di un sistema di cure domiciliari che attribuisca alle farmacie un ruolo strategico nell’ambito dell’assistenza integrata e che le ponga come interfaccia di primo livello delle aziende sanitarie pubbliche, della popolazione e degli operatori privati provider delle prestazioni. Specificatamente, la gamma delle prestazioni supplementari oggetto di sperimentazione sono costituite dalla ricezione delle domande di assistenza domiciliare integrata (ad alta e bassa intensità assistenziale) e attivazione diretta delle prestazioni in farmacia. In particolare nei comuni nei quali la sede del distretto socio-sanitario risulta di difficile accessibilità, le farmacie costituiranno una “succursale” di distretto per quanto riguarda:

la diffusione di informazioni relative alla modalità di accesso alle cure domiciliari e di erogazione del servizio;

la ricezione delle domande di assistenza; l’attivazione degli operatori convenzionati più indicati rispetto ai bisogni indicati dalle famiglie e dagli organi deputati alla compilazione della domanda; offerta di pacchetti di assistenza socio-sanitaria. Al fine di integrare le prestazioni finanziate dal Servizio Sanitario Regionale e di rappresentare un riferimento anche per l’orientamento della spesa out of pocket dei cittadini, si prevede l’istituzione nelle farmacie di centri di ascolto della popolazione finalizzati alla raccolta delle esigenze e alla costruzione di pacchetti personalizzati di assistenza socio-sanitaria (post-ricovero; domiciliare/opedaliera; fisioterapica; ecc.).

Nomisma stima che le risorse necessarie allo svolgimento del progetto ammontino a circa 1,8 milioni di euro con una particolare concentrazione di costi nel III° anno, prevalentemente riconducibile alla presunta chiusura dei contratti relativi alla progettazione e implementazione delle due infrastrutture digitali, una di collegamento tra farmacie e strutture pubbliche per l’attivazione dei percorsi di assistenza domiciliare integrata, l’altra di collegamento tra farmacie e operatori privati per la costruzione di pacchetti di assistenza e prenotazione delle singole prestazioni.

Costituzione di fondazione di comunità

Nomisma rileva la necessità – per l’area del cratere – di un necessario coordinamento di azioni in ambito sociale perché sia possibile “elevare gli standard di vita del territorio”. Per questo, per l’Istituto bolognese, la Fondazione di Comunità risponde appieno a esigenze tangibili e non prorogabili in quanto è lo strumento che meglio coinvolge attivamente cittadini, istituzioni, organizzazioni del Terzo Settore, associazioni e imprese private nella creazione e realizzazione di misure in favore delle aree in cui risiedono.

Come ricorda sempre Nomisma “è uno strumento consolidato che in alcune aree del Paese ha generato esperienze di rilievo e ha alimentato economia e rafforzato il senso civico”; il progetto prevede la creazione di 4 fondazioni, una per Regione, con il compito di supportare progetti che vengono predisposti dalla comunità. La dotazione economica perverrebbe sia da fondi strutturali (FSE ma non solo) sia da crowfunding civico, donazioni. L’autonomia delle quattro fondazioni permette inoltre l’attivazione di strumenti finanziari ad elevato impatto sociale (es. Social Bond, Social Impact Bond) che prevedono processi di raccolta diffusa.

Le linee d’azione previste nel progetto sono: costituzione della fondazione, individuazione degli ambiti d’intervento, realizzazione degli interventi.

I costi di tale progetto sono – per il primo anno – di 870 mila euro, per il secondo di 480 mila euro (analogo importo per il terzo anno)

Per Nomisma tale progetto porterebbe alla realizzazione di opere legate al bene comune e all’interesse generale tarate sulle reali esigenze del territorio, allo stimolo alla partecipazione attiva della comunità, alla creazione di lavoro per imprese negli ambiti tradizionali del welfare (e non solo), all’innalzamento del livello di welfare generale e della coesione sociale.

Modello di residenza “complessi residenziali multigenerazionali”

Le aree del cratere – ricorda Nomisma – vedono una presenza di over 65 maggiore rispetto alla media nazionale di almeno 3 punti percentuali (25% del totale) mentre la percentuale di giovani (inferiori ai 14 anni) è inferiore di 2 punti percentuali rispetto alla media nazionale.

Una forte attenzione è stata portata alle categorie di soggetti che ancora oggi non hanno trovato una sistemazione definitiva; il Centro Studi bolognese ricorda come nel territorio marchigiano ancora si contano circa 500 persone assistite in strutture ricettive, alcune delle quali in condizioni di fragilità. Ne viene che è molto sentito il problema abitativo senza dimenticare la necessità di ricostruire e rafforzare il senso di comunità di diverse fasce della popolazione.

Nomisma ritiene opportuno promuovere nelle aree del sisma nuovi modelli di residenza per un target di popolazione eterogenea “con l’obiettivo di favorire forme di coabitazione fondate sui valori e sulla pratica della solidarietà e della mutualità”.

Obiettivo è quindi la realizzazione di formule di residenza multigenerazionali per una fascia di popolazione eterogenea (anziani autosufficienti o in presenza di limitazioni funzionali minime, famiglie, giovani e studenti) negli ambiti territoriali fortemente compromessi dalla crisi (Fermo, Ascoli Piceno e Macerata).

Questa tipologia di residenze genera un modello di coesistenza e di mutuo sostegno tra giovani e anziani e nuclei familiari promuovendo così un supporto reciproco.

Gli effetti finali del progetto sono, per Nomisma, da ricercare non solo nella valorizzazione di uno o più immobili pubblici con finalità sociali, ma anche nell’attivazione di un tessuto sociale locale con le comunità residenti colpite dal sisma e nel contenimento dei costi sociali e sanitari che gravano sul territorio.

Le linee d’azione immaginate dal Centro Studi bolognese sono: promozione dell’intervento: azioni di sensibilizzazione del territorio e identificazione di un asset da destinare al progetto, ricognizione del mercato potenziale e tipologia di intervento residenziale, analisi della sostenibilità economica dell’intervento (con una previsione di canone sociale mensile tra i 200-250 euro al mese <20/30% del canone sul libero mercato), procedure per il recupero del patrimonio pubblico.

I risultati attesi consistono in particolare nella riqualificazione di uno o più immobili per contenere i costi dell’intervento e garantire una finalità sociale, il favorire l’attivazione di un tessuto sociale locale con le comunità residenti colpite dal sisma, il concorrere alla riduzione dei costi sociali e sanitari attraverso pratiche di co-care in grado di risolvere i problemi assistenziali meno complessi, il favorire economie di scala sia per chi gestisce le strutture sia per gli inquilini stessi e la promozione di azioni di prevenzione volte a ritardare la necessità di interventi a più alta intensità assistenziale (e quindi più costosi).

Realizzazione di un “villaggio” per il sostegno ai malati di Alzheimer

La regione Umbria stima 17 mila casi di demenza, di cui il 60% imputabili all’Alzheimer; la regione Marche segnala 8 mila persone esposte alle gravi conseguenze di questa patologia, mentre nella regione Lazio i casi riguardano 70 mila persone, di cui circa la metà nella provincia di Roma. In Abruzzo la malattia colpisce 15 mila anziani (circa il 5% della popolazione over 65 anni).

Il progetto propone la realizzazione di uno spazio dedicato alla cura dell’Alzheimer nelle fasi iniziali della malattia nei Comuni colpiti dal sisma; il modello cui Nomisma si è ispirata è quello dei “villaggi Alzheimer” (in Italia presenti a Monza e Cardano in provincia di Varese).  Si intende la realizzazione di un villaggio integrato in un contesto urbano che possa incoraggiare una vita attiva per quanto possibile normale (per le persone con ridotta capacità cognitiva) con la previsione di laboratori, attività culturali e servizi ricreativi.

Un luogo dove ogni “cittadino” ha diritto di muoversi liberamente nel villaggio e dove, in caso di disorientamento, gli operatori sono pronti ad aiutarli.  Il solo punto di controllo resta la reception e gli ospiti possono uscire dal luogo purché accompagnati.

Le attività commerciali (caffè, teatro, supermercato, etc) sono aperte e accessibili agli abitanti del territorio per favorire l’integrazione con la comunità.

Le linee d’azione ipotizzate da Nomisma sono: promozione dell’iniziativa: identificazione di un asset da destinare al progetto e del soggetto gestore, l’analisi de bacino di gravitazione e attività di progettazione del villaggio, l’analisi della sostenibilità economica dell’intervento (circa il 90% dei ricavi totali proverrebbe dai posti letto con un tasso di occupazione del 90% e una tariffa giornaliera di oltre 100 euro al giorno, di cui all’80% a carico del privato e 20% a carico del pubblico) e le procedure per il recupero del patrimonio pubblico.

Il costo dell’intervento per una struttura capace di accogliere circa 100 posti letto è compreso in un range tra 70.000 – 100.000 euro a posto letto.

Per quanto concerne i risultati attesi Nomisma indica la riqualificazione di uno o più immobili che favorisca la rinascita di un’economia di prossimità e la rigenerazione del contesto territoriale di pertinenza; al contempo si avrebbe il contenimento rispetto a modelli di assistenzialità più invasivi erogati dal soggetto pubblico.


Il Governo italiano ha stanziato oltre 14,6 miliardi di euro, a cui si deve aggiungere l’impegno europeo, in un primo tempo di 30 milioni di euro, diventato di 1,2 miliardi di euro grazie all’approvazione di una modifica strutturale alla normativa europea sugli aiuti in caso di catastrofi naturali che colpiscono uno degli stati membri. A questi devono poi affiancarsi i 200 milioni di euro per la riprogrammazione dei fondi FESR, le integrazioni sui PSR e i finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti.

Fuori dal quadro istituzionale europeo, si richiama, tra gli altri, l’accordo tra la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa e la Cassa depositi e prestiti che ha previsto un finanziamento per 350 milioni di euro a supporto dei progetti di ricostruzione.

Oggi le pratiche per la richiesta di contributo per la ricostruzione rappresentano appena l’11% degli immobili privati per i quali si sia rilevato uno stato di danneggiamento grave o lieve.

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