A Porto Recanati un rifugio sul mare per chi cura
In Italia quasi otto milioni di persone assistono in modo continuativo un familiare anziano o con disabilità. Per oltre l’88 per cento di loro, secondo il Rapporto CNEL-Censis sul valore sociale del caregiver, questa responsabilità si traduce in stress emotivo e psicologico cronico. Con l’arrivo dell’estate, la situazione tende ad aggravarsi: la chiusura delle scuole, la riduzione dei servizi e la sospensione di molte attività lasciano le famiglie ancora più sole. È in questo contesto che la Fondazione Santa Rita da Cascia ha avviato la realizzazione dell’Oasi Santa Rita, una struttura ricettiva non profit sul litorale di Porto Recanati, nelle Marche, pensata per offrire riposo, socialità e sollievo a persone con disabilità e a chi le accudisce ogni giorno.
Il progetto sorge in un immobile fronte mare di proprietà delle monache agostiniane del Monastero Santa Rita da Cascia, rimasto inutilizzabile dopo il sisma del 2016. La struttura sarà ristrutturata e riconvertita seguendo i principi del design universale, con appartamenti, una spiaggia attrezzata, personale qualificato e una sala polivalente destinata ad attività culturali e ricreative. Per garantire che il diritto al riposo e alla vacanza non dipenda dalle condizioni economiche, l’Oasi adotterà un modello di ospitalità solidale: chi non potrà sostenere i costi sarà accolto gratuitamente, mentre per gli altri saranno previste tariffe agevolate.
A spiegare le radici del progetto è Madre Maria Grazia Cossu, Presidente della Fondazione Santa Rita da Cascia e Badessa del Monastero: l’idea matura da quasi dieci anni, da quando l’edificio ospitava già iniziative di accoglienza per i minori seguiti dall’Alveare, storico progetto sociale della comunità monastica di Cascia. L’obiettivo ora è restituire allo stabile la sua vocazione originaria, ampliandola e strutturandola in risposta a bisogni sociali precisi e diffusi. Madre Cossu ha sottolineato come il luogo debba diventare uno spazio in cui le persone si sentano accolte e trovino tempo per sé, relazioni autentiche e quella serenità che nasce dal sentirsi amati.
La voce di chi vive quotidianamente questa realtà restituisce la concretezza del bisogno. Agnese, residente nelle Marche e madre di Emanuele, un ragazzo diciannovenne con disturbo dello spettro autistico, descrive la propria esistenza come una corda sempre tesa. I mesi estivi, per lei come per molti caregiver familiari, non rappresentano una pausa ma un ulteriore carico: senza scuola, senza attività strutturate, i pomeriggi si allungano in un isolamento difficile da gestire. Agnese sottolinea come i ragazzi con disabilità abbiano bisogno non solo di cure e terapie, ma anche di amicizie, esperienze positive e momenti di autentica socialità. E come i loro familiari abbiano altrettanto bisogno di poter abbassare la guardia, anche solo per un tempo limitato.
Il Rapporto CNEL-Censis conferma che questa condizione è tutt’altro che marginale: l’87,6 per cento dei caregiver riferisce ripercussioni sulla propria salute fisica, mentre la quota di stress psicologico tra le donne — che continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura — sale al 91,1 per cento. Nonostante ciò, soltanto un caregiver su quattro riceve un qualche forma di supporto psicologico.
Monica Guarriello, Direttrice Generale della Fondazione Santa Rita da Cascia, ha inquadrato l’Oasi Santa Rita come una risposta a bisogni che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico: la socialità, la serenità, la bellezza, il tempo libero. Bisogni silenziosi ma profondi, che incidono sulla qualità della vita di intere famiglie. La struttura si propone come un luogo in cui le persone non siano definite soltanto dalla propria fragilità, ma possano vivere relazioni, esperienze e opportunità in piena dignità.
Il progetto è promosso e sostenuto dalla Fondazione Santa Rita da Cascia. Per contribuire alla sua realizzazione è possibile consultare il sito istituzionale della Fondazione.

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