Monaci atleti di Dio, da Norcia la sfida tra corpo e spirito

Monaci atleti di Dio, da Norcia la sfida tra corpo e spirito

Dom Benedetto Nivakoff racconta la sfida tra corpo e spirito

📌 FLASH NEWS – Dom Benedetto Nivakoff racconta da Norcia oggi il legame tra esercizio fisico e vita monastica: dalla Regola di san Benedetto alla traversata dello Stretto di Messina fino alla lotta spirituale fondata su umiltà e obbedienza.


La Regola e quella corsa verso una meta più alta

La vita monastica può essere letta anche attraverso l’immagine dell’atleta, della preparazione e della competizione. È la riflessione proposta da Dom Benedetto Nivakoff, O.S.B., Abate di San Benedetto in Monte, che parte dalla Regola di san Benedetto per raccontare il rapporto tra esercizio fisico, disciplina e cammino spirituale nella comunità monastica di Norcia.

A prima vista, la Regola benedettina potrebbe sembrare lontana dal linguaggio dello sport. Eppure, osserva Dom Benedetto Nivakoff, già nel Prologo compare un’immagine dinamica e precisa: quella del correre finché resta la luce del giorno. Una formulazione che restituisce il senso dell’urgenza con cui il monaco è chiamato ad affrontare il proprio percorso verso Dio.

Anche l’ultimo capitolo della Regola propone, secondo l’Abate, una forma particolare di competizione. Non una gara costruita intorno alla ricerca del successo personale, del prestigio o del potere, ma una sfida nella quale il traguardo consiste nel diventare più umili e più capaci di carità.

Gli antichi Padri e gli atleti di Dio

Il riferimento alla dimensione atletica non appartiene soltanto alla Regola. Nella tradizione dei Padri del deserto, ricorda Dom Benedetto Nivakoff, i monaci erano indicati anche come athletae Dei, cioè atleti di Dio. La rinuncia al mondo non significava quindi abbandonare ogni forma di lotta. Al contrario, apriva una battaglia diversa, condotta principalmente dentro se stessi.

Questa disciplina, tuttavia, non comportava l’esclusione della ricreazione o dei momenti nei quali recuperare le energie. L’Abate richiama l’episodio di sant’Antonio abate, sorpreso mentre trascorreva un momento disteso insieme ai confratelli. Di fronte allo stupore suscitato da quella scena, il santo spiegò la necessità di non sottoporre i fratelli a una tensione continua e sproporzionata.

Il principio è quello dell’equilibrio. Una tensione eccessiva rischia infatti di spezzare chi la subisce, mentre anche il riposo può diventare parte di una vita ordinata verso un obiettivo spirituale.

A Norcia spazio anche all’esercizio fisico

Questo equilibrio trova applicazione concreta anche nella quotidianità della comunità monastica di Norcia. Dom Benedetto Nivakoff racconta delle passeggiate settimanali, alle quali si aggiungono uscite più lunghe organizzate ogni tre mesi.

La stessa attenzione viene riservata alle capacità individuali. Quando un monaco manifesta un particolare talento atletico, la comunità può incoraggiarlo a coltivarlo. L’attività fisica, in questa prospettiva, non rappresenta una distrazione dalla vocazione, ma può essere inserita armonicamente nella vita monastica.

Un esempio concreto è arrivato proprio durante il mese di agosto. Uno dei monaci ha affrontato la traversata a nuoto dello Stretto di Messina, percorrendo quattro chilometri. Dom Benedetto Nivakoff ha seguito la prova da una barca di accompagnamento, facendo il tifo per il confratello impegnato in acqua.

Quattro chilometri nello Stretto di Messina

Il monaco ha portato a termine la traversata con un tempo vicino al record, come riferisce l’Abate. Al di là del risultato sportivo, Dom Benedetto Nivakoff attribuisce un significato particolare alla presenza del religioso in mezzo agli altri partecipanti.

Quell’esperienza diventa infatti una testimonianza discreta della possibilità di considerare anche il sano esercizio del corpo come qualcosa che può essere offerto a Dio. Lo sport non viene quindi contrapposto alla vita religiosa, ma collocato all’interno di una concezione più ampia nella quale anche le capacità fisiche possono concorrere al cammino personale.

La traversata dello Stretto rappresenta così l’immagine più immediata di un rapporto con il corpo che non viene né rifiutato né assolutizzato. La forza fisica può essere allenata e utilizzata, ma resta inevitabilmente limitata.

Quando il limite fisico conduce alla Croce

È proprio su questo limite che la riflessione di Dom Benedetto Nivakoff passa dal terreno dell’attività atletica a quello della spiritualità. Gli insegnamenti degli antichi Padri mettono in relazione la lotta dell’atleta con quella del monaco contro i pensieri cattivi, i logismoi.

Se il primo utilizza il proprio corpo nella competizione, il secondo affronta una battaglia interiore e tende le mani verso il cielo, assumendo simbolicamente la forma della Croce e invocando Dio.

Il corpo, dunque, non rappresenta soltanto forza e capacità. È anche esperienza della fragilità. Prima o poi le energie diminuiscono e ogni persona deve confrontarsi con i propri limiti. Per il monaco questa consapevolezza conduce verso una dimensione ancora più profonda: la forza fisica, da sola, non può essere sufficiente.

La debolezza diventa quindi occasione per riconoscere la dipendenza da Dio e comprendere che nessun allenamento può eliminare completamente la fragilità della condizione umana.

Quattro nuovi postulanti iniziano il loro cammino

La metafora della competizione spirituale accompagna anche un altro momento vissuto dalla comunità nel mese di agosto. Quattro nuovi postulanti sono stati rivestiti, indossando ciascuno la cappa corale e iniziando così una nuova fase del proprio percorso.

Dom Benedetto Nivakoff collega questo ingresso proprio all’immagine della lotta per Dio. Le armi, in questo caso, non appartengono alla forza materiale: sono quelle dell’obbedienza e dell’umiltà, indicate come strumenti essenziali per affrontare il cammino monastico.

Dall’atleta che attraversa quattro chilometri di mare al postulante che indossa per la prima volta la cappa corale emerge così un unico filo conduttore. Corpo, volontà e spirito sono chiamati a misurarsi con la fatica, con la disciplina e soprattutto con il limite.

Dalla disciplina del corpo alle battaglie quotidiane

La riflessione dell’Abate di San Benedetto in Monte si conclude allargando lo sguardo oltre la comunità monastica. La lotta descritta attraverso la Regola e la tradizione dei Padri non riguarda infatti soltanto chi ha scelto la vita religiosa.

Dom Benedetto Nivakoff rivolge infine un auspicio a ogni persona chiamata ad affrontare le proprie battaglie quotidiane, chiedendo a Dio di concedere a ciascuno la forza necessaria.

È questo il punto nel quale l’immagine dell’athleta Dei assume il suo significato più ampio. La corsa indicata dalla Regola di san Benedetto, l’esercizio del corpo, il confronto con la debolezza, l’umiltà e l’obbedienza diventano parti dello stesso percorso: una competizione che non cerca vincitori sugli altri, ma chiede a ciascuno di misurarsi prima di tutto con se stesso.

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