Riflesso Emergency presentato magazine “riflesso” sulla cultura emergenze

Riflesso Emergency presentato magazine “riflesso" cultura emergenze
Riflesso Emergency presentato magazine “riflesso” sulla cultura emergenze. Diffondere su larga scala una cultura sui sistemi di comunicazione dell’emergenza efficaci, tempestivi e permanenti: sono i pilastri del nuovo magazine “Riflesso Emergency”, presentato a Norcia in occasione del programma di incontri organizzato a due anni dal sisma 2016.
All’incontro intitolato “Speciale Emergenza” e che ha proposto anche un focus sulla rassegna biennale nazionale “Expo Emergenze 2018” dedicata al mondo della sicurezza e dell’emergenza, che si terrà al Centro Umbriafiere, di Bastia Umbra, dal 16 al 18 novembre prossimi, erano presenti la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, il vicepresidente, Fabio Paparelli, il direttore regionale, Alfiero Moretti, il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, l’assessore comunale, Giuseppina Perla, il presidente di Epta Confcommercio Umbria, Aldo Amoni, l’editore della rivista, Carlo Timio, il direttore dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci”, Paolo Belardi.

“Il nuovo magazine – ha detto l’editore Carlo Timio – nasce dietro l’esigenza di dare sostanza a forme diversificate di ricerca, di approfondimenti di elevato valore conoscitivo, scientifico, informativo e si concretizza grazie alla sinergia tra diverse voci, sensibilità e competenze. Un filo rosso lega professionisti, accademici e rappresentanti delle istituzioni e della comunità scientifica: questo termine è contaminazione, un concetto che esprime intrinsecamente una fusione di elementi capaci di miscelare pensieri, visioni, esperienze e professionalità”.

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Questa riflessione è stata tradotta in contenuti redatti da esperti tra i quali Oliviero Toscani, padre Enzo Fortunato, Paolo Belardi, che hanno apportato il loro contributo affrontando con i loro scritti, tematiche legate alla cultura delle emergenze ad ampio spettro, con un occhio attento alla ricostruzione post-sisma 2016. Il progetto editoriale ha preso vita grazie alla collaborazione attivata con l’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci e il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Perugia che ha permesso l’avvio del laboratorio didattico ‘Riflesso Emergency’.

“Tale laboratorio – ha proseguito Timio – rappresenta un chiaro esempio di come una consolidata e lungimirante sinergia tra il mondo della comunicazione e quello accademico, può dare vita a progetti innovativi di rilievo nazionale, con un significativo coinvolgimento anche degli studenti”.

Entrambi i corsi attivi nell’iniziativa quindi all’Accademia e al Dipartimento di ingegneria, sono tenuti dalla professoressa Elisabetta Furian.

Il termine emergenza si coniuga spesso anche con i termini identità e resilienza: e così con “Canapa nera” – il progetto artistico esposto nell’ambito dalla Regione Umbria nel cortile centrale della Cà Granda in occasione del Fuorisalone di Milano 2018 e sviluppato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia e la designer Daniela Gerini con il supporto tecnico del Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco – attraverso undici tele di canapa di grande formato e dipinte, si portano in luce “valori millenari – scrive Paolo Belardi nella rivista – che non saranno cancellati neanche dal terremoto e che dovranno essere recuperati giorno dopo giorno per ricostruire la quotidianità di ciò che c’era”.

“I drammatici eventi sismici che nel corso del 2016 hanno sconvolto l’Italia centrale, hanno posto all’attenzione del grande pubblico il concetto di resilienza – continua il direttore dell’Accademia – inteso non soltanto come la resistenza che un edificio riesce a esprimere quando viene investito da una scossa tellurica, ma anche come capacità di una comunità di reagire positivamente all’annichilimento psicologico provocato da un evento sismico. Le macerie degli edifici sono pregne di ricordi e si intrecciano con le speranze, perché l’abitare non è solo un atto materiale. Così come il compito della ricostruzione non è solo quello di restituire una casa, ma è anche quello di custodire un’identità. Traghettando i ricordi e le speranze oltre l’emergenza”.

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