La Basilica com’era, per zone terremotate è il tempo della rassegnazione

La Basilica com’era, per zone terremotate è il tempo della rassegnazione

Buonasera amici. Oggi ci sembra di poter dire che per le zone terremotate è giunto il tempo della rassegnazione. Sempre meno voci si levano e soprattutto sempre meno azioni concrete segnalano che tutto è fermo, pietrificato, bloccato, avvitato. La gente, stanchissima, non riesce neanche più ad aprire bocca per dire “basta” o “aiuto“. E questo non solo a Norcia ci risulta, ma in tutto il Cratere. Ci sembra anche di poter considerare il fatto che l’opinione, l’apporto dei cittadini sono elusi. E’ così: si continua ad operare come nulla fosse, come se nessun grido di aiuto fosse stato proferito, se nessuna accelerazione vera fosse stata chiesta.

Non ci sentono“, si diceva un tempo. Attraverso le nuove occasioni offerte dal web e dalla tecnologia digitale, siamo dunque qui a scrivere senza altro poter fare per incidere sui fatti, semmai, solo per riscontrare che quanto scriviamo non ha alcun impatto pratico.

Questa inazione alla quale siamo costretti dagli eventi si concluderà, per quanto riguarda la Basilica di S.Benedetto, secondo quanto è stato detto più volte e altrettante volte contestato: in un concorso internazionale di idee per un’ architettura tutta da inventare. Chissà da chi e come. Siamo molto dispiaciuti che, mentre la gente aspetta di sapere, nulla in realtà si sappia su questi obiettivi.

E siamo sicuri che poi scopriremo tutto insieme, magari quando è troppo tardi per fare qualcosa per contrastare una direzione progettuale che non ci convince.
Riassumiamo ancora che cos’è che non ci convince.

1) Il chiamare un luminare costosissimo e troppo caratterizzato nello stile, archistar si definiscono questi professionisti che calano dall’alto.

2) Il far diventare questa operazione di recupero, che preferiremmo fosse in anastilosi, fedele, un qualcosa che implica invece una dose di creatività. Cosa, questa, pericolosa quando una popolazione invece chiede di ricostruire secondo la forma preesistente al sisma.

E non si usi l’argomentazione strumentale che per rendere antisismico il nuovo tempio sarà necessario stravolgerne o intaccarne l’architettura preesistente. Perchè se questo può esser vero, con le nuove tecnologie può essere vero anche il contrario.

Non siamo ingegneri strutturisti ma è proprio questo il punto del problema: elaborare a prova di bomba la struttura e su questa base, poi, ricostruire il preesistente in modo da garantire le future generazioni a livello di massima sicurezza ma anche di riconoscibilità del bene e di rispetto della memoria identitaria.

Questa è la sostanza. E dunque, dopo queste amarissime riflessioni che abbiamo il dovere di scrivere sebbene per certi versi sia inutile farlo, affidiamo le ultime gocce della nostra civica pazienza al Santo Patrono della nostra cittadina.

Lo diciamo senza retorica, amici, a chi legge  – se ci legge – che sarebbe ormai ora di applicarsi a rimediare di corsa e per davvero a questo pesante bilancio di tre anni fallimentari.

Infine. Tra pochi giorni, dovremo sopportare anche delle retoriche e, a questo punto, ridicole, celebrazioni del 30 ottobre, osservando passeggiate inconcludenti, di maniera e vuote effettuate da personaggi che…vengono ad alzare il ditino o a versare qualche lacrimuccia finta, dalle nostre parti?
Anche questo proprio no.

Questa pagina è sempre stata equilibrata e volta ad armonizzare contrasti. Ma stavolta ci sentiamo proprio di poter chiedere quanto segue ai tanti che hanno in animo di salire a Norcia il 30 ottobre: “No, grazie. Statevene in ufficio o in quei meno che pochissimi cantieri aperti, una volta tanto in silenzio senza cantar balle, a lavorare.”/per il Comitato, il portavoce Francesco Ferrari

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