Servizio navetta, la comunità di Castelluccio scrive al sindaco

Tale decisione è stata presa in audita altera parte dal Comune di Norcia in totale assenza dei rappresentanti dei Castellucciani

Servizio navetta, la comunità di Castelluccio scrive al sindaco

Servizio navetta, la comunità di Castelluccio scrive al sindaco

NORCIA – Le rappresentanze della popolazione di Castelluccio di Norcia (residenti, lavoratori e proprietari di immobili) in intestata, da tempo ben note alla S.V., hanno appreso dalla stampa – Ella non ha ritenuto di dovere rendere partecipi i Castellucciani di decisioni  che riguardino il territorio ove svolgono i propri diritti ed interessi legittimi – la definizione di un piano per la riapertura della SP477 che prevede per il primo e il 2  luglio un servizio navetta (a pagamento) organizzato dal Comune di Norcia e l’8 luglio la riapertura, a senso unico alternato, della detta strada.

Tale decisione è stata presa in audita altera parte dal Comune di Norcia in totale assenza, fosse anche per un mero parere, dei rappresentanti dei Castellucciani, soggetti finali ove ricade l’effetto di ogni risoluzione inerente il detto territorio.

Nonostante la Pro Loco di Castelluccio di Norcia, in rappresentanza dei Castellucciani, avesse espresso parere negativo al Vice Sindaco di Norcia Altavilla, il Comune ha dunque ben pensato di affidare la gestione delle navette alla Pro Loco di Norcia (!). A ciò si devono aggiungere le miopi affermazioni emerse durante la riunione ricognitivo-politica tenutasi a Roma alla presenza del Presidente del Consiglio Gentiloni.

Andiamo con ordine.

Il Comune di Norcia ci comunica che nelle giornate di sabato e domenica verranno organizzate tre o quattro corse la mattina ed altrettante il pomeriggio con il servizio navetta per raggiungere la frazione di Castelluccio. Dopodiché, viene precisato, dall’8 luglio la strada sarà riaperta al transito. Quali possono essere le motivazioni che spingono l’Amministrazione, dalla totale stasi, ad accelerare così i tempi da voler, da un momento all’altro, affannarsi per salvare la reputazione? Perché questa corsa affannata solo all’ultimo minuto quando da mesi – non vogliamo neanche ricordare quanti perché fra poco dovremo dire anni-, tutto era talmente burocratizzato da far sembrare assurde simili richieste?

Forse perché la stagione della “Fioritura” quest’anno è anticipata e si rischia di mandare i turisti in questo bel tour a fotografare il solo verde rimasto e non più i fiori a causa dei notevoli ritardi?

Se si fosse intervenuti in tempo, non sarebbe servita questa accelerazione nei minuti di recupero, quando per l’intero tempo si è rimasti inerti. Ma l’immobilità del passato è talmente evidente che noi siamo anche disposti ad accantonarla per guardare al futuro.

D’altronde ai turisti si era promesso che avrebbero ammirato la nota Fioritura ed il Comune si era impegnato: di certo ora non può rimetterci la faccia! Questo noi lo definiamo voler fare un passo più lungo della gamba.

“Deportare” i turisti a scattare le fotografie per dare l’immagine che le promesse siano state rispettate con l’impegno dell’Amministrazione si ritiene  scorretto, totalmente irrispettoso nei confronti di quei cittadini che quelle richieste le rivendicano da tempo senza neanche ottenere risposta.

Però per dimostrare di essere attivi come segno di ripartenza allora subito la macchina si mette in moto a comando, a piacimento del ritorno di immagine accompagnato da un ripugnante interesse al guadagno. Ma si sa, per far cassa anche le forme di entrata fondate su scelte sconcertanti sono sempre ben accette, anche a costo di essere irriguardosi nei confronti di quelle persone che da questa disgrazia sono veramente state colpite e affondate.

Mandare dei turisti sulla piana di Castelluccio senza offrirgli un’ospitalità “base” per così definirla, neanche assicurando i servizi igienici elementari, ci sembra inaccettabile. Il Comune ha precisato poco dopo che ben due strutture ricettive sono pronte per ospitare i turisti, dimenticando, però, una questione di fondamentale importanza: l’Amministrazione ha omesso di precisare che una di queste accoglie un esiguo numero di persone e l’altra, di dimensioni maggiori, offre solo ospitalità ricettiva senza ristorazione.

Ecco per queste semplici motivazioni la scelta comunale ci sembra insensata, eccessivamente affrettata quando oramai aspettare una settimana in più non avrebbe comportato tanto di diverso, ma avrebbe potuto permettere un’ospitalità degna di questo nome, nel rispetto della cultura dell’accoglienza dei Castellucciani che onorabilmente da sempre offrono.

Per tali ragioni la scelta dell’Amministrazione che appare insensata, o meglio, sembrerebbe dettata da una mera ragione di “facciata” politica per mantenere credibilità piuttosto che da reali intenzioni di far ripartire la vita a Castelluccio.

E’ sconcertante che il Comune di Norcia, chiamato proprio a proteggere  ed aiutare la popolazione che lo ha eletto a tutela dei propri diritti ed interessi sul territorio, abbia deliberatamente scelto di assumere decisioni senza consultarne tutte le rappresentanze (palesatesi più volte con missive ed incontri) e senza tenere conto del fondato parere negativo espresso da una di esse: in un momento storico così difficile per chi ha perso tutto, si è dato un ulteriore colpo alla dignità di persone che con decoro hanno sempre dato credito alle promesse – ad oggi, non mantenute – ignorandone completamente le istanze ed i bisogni.

L’ascolto raffigura la voce ed il ruolo dei cittadini-contribuenti-elettori nel governo delle comunità (per realizzare il processo decisionale sulle politiche pubbliche), pertanto, la risoluzione assunta SENZA riconoscere il detto ruolo e funzione ai portatori di interessi diffusi, quali le rappresentanze in intestata, ha violato come uno schiaffo in piena faccia, i diritti e gli interessi dei cittadini, nonché il “diritto  ad

una buona amministrazione(art. 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea).

Per quanto concerne la notizia che riporta la dichiarazione del Sindaco, “Sarà attivato anche un numero telefonico per prenotare l’escursione al borgo di montagna distrutto dal sisma”, si resta basiti, in enorme imbarazzo circa la risposta che debba essere data, posto che è ontologicamente inconcepibile una tale esternazione.

Il paese (al più castello ma non borgo), è un cumulo di macerie, mai spostate, dalle quali emergono effetti personali di chi ci ha vissuto, brandelli di ciò che ricorda  una esistenza fatta di duro lavoro per mantenere tenacemente in vita un luogo privo di servizi primari essenziali. Tenacemente rimasto in vita nella comunità esiliata anche in questi mesi di continue richieste rimaste inascoltate.

Non si comprende quale escursione sia possibile garantire al turista, se non la macabra visione di macerie ovunque e del dolore negli occhi dei Castellucciani.

Ora, esterrefatti da simili esternazioni, che mai ci saremmo aspettati, oltretutto pronunciate da una Istituzione che per prima dovrebbe combattere questa forma di turismo malato invece di proporlo e incentivarlo, anche ipotizzando di tralasciare quando appena detto, analizziamo quello che si vuole porre in essere. “Un’escursione al borgo di montagna distrutto dal sisma”, ecco le testuali parole rilasciate alle testate giornalistiche.

Ma valori, quale il ritegno, il contegno, il riserbo: che fine hanno fatto? Il rispetto nei confronti di chi in quelle case e cose ha perso lavoro e ricordi dov’è?

Un’Istituzione deve essere un modello cui ispirare la propria condotta, ma se questi sono i principi verso cui modellarsi dobbiamo veramente aver ragione di temere per il futuro, specialmente delle nuove generazioni.

E poi materialmente come si pensa di procedere in queste escursioni?  Permettendo ai turisti, e ripetiamo TURISTI, di entrare nella zona rossa, come è ciò che resta di Castelluccio ora, per fare il tour fotografico tra edifici che potrebbero crollare da un momento all’altro? In luogo di prevenire, addirittura mettiamo a repentaglio l’incolumità delle persone per il gusto (macabro) di fotografare?

E mentre queste erano le affermazioni rese a Norcia, a Roma, alla richiesta del Presidente Gentiloni di fornire una fotografia il più possibile realistica della situazione, venivano mostrate, o le fotografie più mosse e sgranate, oppure, addirittura, fotografie di altri luoghi. Se il commissario straordinario di governo alla ricostruzione Vasco Errani ritiene che non ci siano “problemi di ritardi” le informazioni a lui comunicate a livello locale devono ritenersi completamente fuorvianti.

L’esistenza palese di una frazione isolata e non raggiungibile dopo tutti  questi mesi ed al contempo dichiarare che “non ci sono problemi di ritardi”, rendono le due affermazioni antitetiche ed inconciliabili.

Dunque, o ci si siede al tavolo politico romano con le informazioni corrette, e non quelle distorte, incomplete, fornite dalle amministrazioni locali, o Ella, Signor Sindaco, personalmente dovrebbe tornare a far visita ai nostri luoghi, per prendere corretta cognizione che sul versante Castelluccio siamo troppo indietro, o meglio, dobbiamo ancora iniziare perché di vero inizio non si è mai parlato.

Nessuna demolizione (a parte due piccoli ed irrisori interventi), nessuna raccolta delle macerie, nessuna attività delocalizzata. Nulla. Tutto immobile al 30 ottobre 2016.

La dignità e la fierezza delle persone rappresentate dalla Comunanza, Onlus e Pro Loco, non consentono di accettare una mercificazione della Fioritura che altro non è il risultato di un faticoso lavoro, che nasce da un rapporto strettissimo tra uomo ed ambiente.

Uomini, persone, gli unici elementi di cui nessuno sta avendo cura e che, invece, sono il bene primario che un’Amministrazione deve tutelare.

Fiduciosi, ma oramai non troppo, di ottenere un riscontro veritiero su quanto affermato.

Con osservanza.

Comunanza Agraria di Castelluccio di Norcia

Pres. Roberto Pasqua

Per la Vita di Castelluccio di Norcia Onlus

Pres. Ing. Giovanni Perla

Pro Loco di Castelluccio di Norcia

Pres. Diego Pignatelli

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