Norcia, dai Monaci un pellegrinaggio invernale, sei ore di cammino in mezzo alla neve fresca

I periodi di studio della lectio divina o la meditazione sulla Sacra Scrittura occupavano gran parte della giornata di un monaco all'epoca di San Benedetto

Norcia, dai Monaci un pellegrinaggio invernale, sei ore di cammino in mezzo alla neve fresca

Norcia, dai Monaci un pellegrinaggio invernale, sei ore di cammino in mezzo alla neve fresca

Cari Amici,

Il nostro santo patrono San Benedetto ha fatto molti viaggi nel corso della sua vita per andare a trovare amici spirituali o sua sorella gemella, Santa Scolastica. A Norcia, ogni tre mesi portiamo avanti questa tradizione con una giornata di pellegrinaggio in un santuario vicino, e la nostra escursione invernale ci ha portato a Cascia, dove è sepolta Santa Rita. Ci sono volute sei ore di cammino in mezzo alla neve fresca, dopo la prima nevicata della stagione ormai arrivata.

I pellegrini stranieri di Norcia spesso combinano la loro visita alla casa di San Benedetto con quella a Santa Rita, perché, in questa parte dell’Umbria, il suolo è ricco di santità e un santo è quasi sempre raggiungibile da un altro. Durante queste escursioni preghiamo l’Ufficio Divino, talvolta camminando, altre volte in una cappella sulla strada. In questo modo, se non ci sono passanti, seminiamo le nostre preghiere lungo il cammino affinché Dio si prenda cura della gente del posto.

C’è anche Assisi nelle vicinanze. La città, oltre ad accogliere molti pellegrini che vengono a visitare San Francesco, ospita anche i nostri monaci che vi si recano a studiare l’italiano. Questo perché, anche se le nostre preghiere e la nostra messa sono in latino, un monaco deve avere dimestichezza con l’italiano cosicché all’occorrenza possa comunicare con i locali. A parte le lezioni qui da noi con un insegnante locale, chi impara l’italiano si allontana per un mese o due dal monastero per un corso intensivo.

Il nostro vicepriore Padre Martino ha passato il mese di ottobre lì, e ora Fra Paolo si è preso il mese di dicembre per migliorare il suo italiano. Per quel che riguarda i monaci che vengono da altri paesi, o che già parlano l’italiano, ci assicuriamo che abbiano una buona conoscenza dell’inglese, visto che molti dei nostri monaci sono originari degli Stati Uniti.

I periodi di studio della lectio divina o la meditazione sulla Sacra Scrittura occupavano gran parte della giornata di un monaco all’epoca di San Benedetto. Noi proviamo a fare lo stesso. Dopo il mattutino quotidiano, che inizia alle 3:30 del mattino, una lectio privata di 60-90 minuti ci aiuta a iniziare la giornata con le nostre menti rivolte a Dio. Per i monaci in formazione, seguono le lezioni a metà mattinata. Lo scriptorium dove ogni monaco ha la sua scrivania è un luogo di grande pace e preghiera dove ci ritiriamo quando il tempo lo consente e dove i bisogni del monastero e i bisogni del mondo diventano preghiera.

Il Natale è un periodo in cui abbondano le benedizioni e nel quale l’assenza si fa sentire ancora di più. L’assenza di beni materiali è sempre una sfida, ed è per essa che chiediamo il vostro continuo sostegno. Ma al centro della preghiera dei monaci c’è la consapevolezza che l’assenza di Dio sia ciò che porta più sofferenza.

L’Avvento ci permette di riflettere sulle profondità di quello spazio nella nostra anima dove i nostri peccati e la caducità della natura umana hanno chiuso lo spazio a Dio. Attendiamo con stupore e meraviglia, oggi con la Beata Vergine nella sua splendida festa, con i santi dell’Umbria dei secoli passati, che Cristo ritorni — e in fretta.Assicurando a ognuno di voi le nostre preghiere in questo Avvento,

Priore Benedetto Nivakoff, O.S.B.

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